Gioco
La lettera Così si uccide la poesia Dovete chiedere scusa
Paolo Nencioni
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Ho visto, purtroppo, un numero sufficiente di partite di calcio per capire che il primo caldo c'entra poco o niente col non-calcio degli ultimi 20 minuti di Empoli-Padova. E se Alfredo Aglietti non capisce i fischi della Maratona, come ha detto, o sostiene che «sul 2-2 ci siamo affrontati in maniera intelligente», come ha ripetuto, beh, gli si potrebbe rispondere alla maniera di Michael Corleone (Il Padrino) che è un insulto alla sua e alla nostra intelligenza, e che questo ci disturba molto. Ho frequentato il Castellani fin dai tempi di Sergio Biliotti (ahimé) per ricordare che è molto difficile far arrabbiare i tifosi empolesi come è accaduto sabato. Non passa una stagione senza che le giovani promesse che arrivano in azzurro non ripetano il mantra di una società e di un pubblico ideali per farli crescere senza pressioni. E allora, se questo è accaduto, se in Maratona si è assistito a una pañolada in salsa empolese coi biglietti sventolati al posto dei fazzoletti bianchi, non è ai tifosi che bisogna chiedere un esame di coscienza, ma in primo luogo ai giocatori e alla società. Perché il punto guadagnato col Padova potrà magari servire per una salvezza più tranquilla, ma costa qualcosa di più prezioso: il disamore verso una squadra, la fine virtuale del campionato. Chi avrà voglia di rinunciare, venerdì, a una serata con gli amici per andare a vedere un Empoli-Novara col dubbio che le squadre facciano calcoli anziché tiri in porta? Sono cose, queste, che lasciano il segno nel lungo periodo, come la sciagurata decisione di mandare in campo la Primavera contro lo Zurigo nell'anno della Uefa, col risultato di prenderne tre in Svizzera e altrettanti a Siena pochi giorni dopo. Il calcio, per come ho imparato ad amarlo, non è fatto solo di bilanci, schemi e tornelli. E' fatto di passione, cocenti delusioni e vittorie al 90': in una parola, di poesia oltre che di prosa. E una squadra è tale e si fa amare se riesce ad accendere questa scintilla, senza tradire mai. Provate a immaginarvi un giovane Nick Hornby, il cantore dell'Arsenal, che fosse stato portato a vedere un "biscotto" come quello di sabato. Avrebbe mai scritto "Febbre a 90º"? Credo proprio di no. Il fatto che il pareggio di Empoli-Padova, e forse perfino il 2-2, fosse scritto nelle previsioni degli scommettitori non è nemmeno la cosa più grave, è un'aggravante. Così come il fatto che sugli spalti ci fossero i giovani della Scuola del tifo: che cosa avranno imparato da uno come Forestieri, 21 anni, che un minuto prima era avviato a diventare un idolo e un minuto dopo è stato tra i primi a tirare indietro la gamba? Se pensava di ricevere applausi venendo sotto la Maratona a lanciare la maglia, ha visto davvero il film sbagliato. Alla fine, comunque, basterebbe poco per fare pace, una piccola frase: scusateci tanto, non lo faremo più.
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