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Non chiamatela giacchetta nera...
Cinzia Marconcini racconta la sua esperienza da arbitro nel mondo amatoriale
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EMPOLI. Trent'anni, ama le moto e le auto. Poi ha quella passione sfrenata per il calcio: è una calciatrice professionista e quando non gioca è direttore di gara. Arbitra bene, molto bene, tanto da essere considerata una delle migliori giacchette nere nel calcio amatoriale dell'Empolese-Valdelsa. Lei è Cinzia Marconcini, una delle pochissime ragazze che hanno scelto di essere protagoniste nel pallone. Ci riesce alla grande, «con autorità e rispetto» come ci racconta. La passione. «Da bambina ho sempre avuto la passione per il calcio - dice Cinzia - non mi divertivo con le bambine ma rincorrevo un pallone in fondo alla strada di casa coi maschietti». Poi Cinzia cresce e inizia a giocare. A giocare a buoni livelli. Milita a livello professionista nel calcio a 5 Figc nella squadra dell'Isolotto di Firenze, conquistandosi anche la Rappresentativa, disputa poi anche la serie B di calcio a 11 con la Laurenthiana. Non ancora soddisfatta, nel 2007 decide di iscriversi al corso per arbitri della Uisp. «Oggi le cose vanno bene - continua Cinzia - ormai le squadre mi conoscono e sanno come sono fatta. Quando entro in campo esigo rispetto e cerco di restituirlo, trasmettendo fiducia. Quello che conta è applicare un metro di direzione uguale per tutti, poi gli errori si possono anche commettere, è normale. Certo sono una che non si fa influenzare, solo così si può sfondare nel calcio quando sei una donna». Rispetto. Cinzia ha una vita piena di impegni. Un lavoro e un fidanzato che segue come un supporter la sua passione per il calcio. Lei dice di sentirsi privilegiata ad arbitrare nel comitato Empolese. «Perché il livello di preparazione per un direttore di gara qui è veramente elevato - spiega - e poi voglio spezzare una lancia a favore delle nostre squadre. Spesso la categoria amatoriale viene denigrata, invece vedo formazioni attrezzate e ragazzi che si impegnano al massimo». Ragazzi seri. «Nel complesso nei miei confronti non ci sono stati gesti pessimi - continua - anche perché sono sempre molto chiara al momento della chiama. Chi mi offende, mi urla in faccia, insomma non mi rispetta - sorride - finisce fuori, senza mezzi termini. Con amarezza ricordo solo una gara di qualche anno fa in cui, dal pubblico, fui apostrofata in maniera vergognosa. Le squadre mi chiesero in coro scusa e tutto finì in quell'istante, senza ammende da parte mia». Il futuro. Chiediamo a Cinzia se vede un futuro in rosa degli arbitri. «Attualmente - conclude - nel nostro comitato siamo 5 donne ad arbitrare, 3 nel calcio a 11 e 2 in quello a 5. La speranza è che il numero cresca. Alle ragazze che vogliono seguire le mie orme dico di provare, ma anche che occorre un carattere e una determinazione molto forti».
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