Sicurezza
Il genio vuole uscire dalla lampada
David Biuzzi
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Tre immagini della Diego Fabbrini-story A sinistra il fantasista in azione con lUnder 21 e la fascia del capitano al braccio, qui sopra a colloquio (probabilmente sul suo futuro) con il direttore generale Pino Vitale, a destra il gol messo a segno nel derby casalingo contro il Siena Fabbrini lancia l'assalto: «Non c'è da preoccuparsi, c'è da vincere»
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EMPOLI. Se fosse una favola sarebbe tutto molto semplice. Ad Alfredo Aglietti, cioé, basterebbe accarezzare la lampada per far uscire il genio. Ovvero Diego Fabbrini. Il giocatore, cioé, che è in grado di accendere l'Empoli con le sue accelerazioni e le sue giocate. La qualità che è mancata nelle ultime uscite, insomma, può e deve mettercela lui. «Non dubitate - ribatte, col solito sorriso ad accompagnare ogni frase - col Portogruaro ci sarà anche quello che ultimamente è venuto meno. Ma non dite che l'Empoli ha bisogno di Fabbrini perché non è vero. L'Empoli ha bisogno dell'apporto di tutti. E' questa la nostra forza». Ma cosa è successo, ultimamente, all'Empoli? «Un calo c'è stato, inutile negarlo. Però non mi sembra corretto parlare di crisi. Una flessione era anche fisiologica dopo tante gare giocate alla grande. Risalta di più, probabilmente, perché abbiamo perso tre partite di fila, ma sono state gare molto diverse fra di loro e almeno in due, quelle con Livorno e Albinoleffe, gli episodi sono stati determinanti. E comunque non siamo né il Barcellona né il Real Madrid. Un momento meno brillante, insomma, può capitare. Fa parte del gioco». Lei non si ritiene fondamentale per l'Empoli però la flessione della squadra è coincisa con la sua. «Sono tra quelli che ha accusato una flessione, è vero, ma ripeto che sono il collettivo e lo spirito di gruppo la vera forza di questa squadra». Ma a lei cosa è successo? Forse paga i tanti impegni, compresa l'Under 21? «A Livorno ero stanco, è vero. Col Sassuolo abbiamo sbagliato la partita in generale, mentre a Bergamo ho impiegato un po' a trovare la posizione ma ho finito in crescendo». C'è anche chi pensa che le voci di mercato possano averla distratta... «E' sbaglia. Intanto perché chi mi conosce sa che non sono il tipo da cadere in queste trappole, eppoi perché il mio futuro è scritto. So di essere stato ceduto in comproprietà all'Udinese e so di rimanere a Empoli almeno fino alla fine del campionato. Più tranquillo di così, insomma, in questo senso non potrei essere». Ma come sta? «Bene e spero di riuscire a dimostrarlo domani». Ce n'è bisogno... «C'è bisogno che l'Empoli ricominci a fare quello che ha fatto fino a poche settimane fa. Ma, in questo senso, sono piuttosto fiducioso». Eppure dopo tre sconfitte la fiducia potrebbe anche venir meno. «Ma nel gruppo non è venuta meno la consapevolezza dei propri mezzi. Sappiamo che il periodo è quello che è, sappiamo che col Portogruaro, come in tutte le partite, ci sarà da soffrire. Però sappiamo anche che se facciamo il nostro, e se mettiamo sul campo quello che dobbiamo metterci, siamo in grado di farcela». Non c'è preoccupazione, dunque? «Ma qui non c'è da preoccuparsi. C'è solo da vincere».
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