Il Tirreno

Empoli

La freccia del Vietnam vola col Cdp

Nella foto qui sopra Vinh Huynh riceve la maglia del Cdp Limite da Stefano Scappini, a destra la squadra del Boccaccio che sabato scorso ha vinto col Cerbaia
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Nella foto qui sopra Vinh Huynh riceve la maglia del Cdp Limite da Stefano Scappini, a destra la squadra del Boccaccio che sabato scorso ha vinto col Cerbaia

Ecco la storia del giovane Vinh Huynh, l'asiatico che parla toscano

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 EMPOLI. La Cdp Limite ha puntato su un ventenne che già in squadra ha un soprannome ben preciso: lo chiamano la "freccia". Veloce, ma anche grintoso e altruista come ama definirsi. Poi ha quella nazionalità che desta tanta curiosità. Lui si chiama Vinh Huynh, origine vietnamita. L'unico nel panorama Uisp, ultimo colpo del sodalizio capitanato da Stefano Scappini che potrebbe rivelarsi una lieta sorpresa.  La storia. La storia di Vinh è quella di tanti stranieri che giocano nel nostro calcio amatoriale. I genitori, molto giovani, lasciano il Vietnam per trasferirsi in Italia dove si conoscono e si sposano. Il ragazzo nasce a Empoli e fa un certo effetto sentirlo parlare in perfetto toscano. I lineamenti, però, non tradiscono la sua origine tutta indocinese. La "freccia" è pronta a scoccare, anche perché fino ad ora Vinh ha fatto solo panchina. Ma ci rassicura. «Sono uno veloce, grintoso e altruista. Posso aiutare la squadra e ringrazio la società per l'opportunità che mi ha dato anche se ultimamente ho fatto un po' il cattivello». Vinh non è uno sprovveduto. Ha giocato al calcio italiano da quando aveva sei anni. «E' stato mio padre ha trasmettermi la passione per il pallone - racconta - ho giocato in diverse categorie, lo scorso anno ero con gli juniores. Poi Scappini mi ha chiamato per affrontare il campionato amatoriale». Quando gli chiedi che ruolo predilige lui ti dice che «va bene qualsiasi zona del campo. Difensore, centrocampista o punta basta che giochi. Certo se gioco in avanti è meglio però». Ride, ride sempre. E' la felicità fatta persona. In Italia dice di trovarsi da Dio.  Integrato. Abita a Montelupo coi genitori, il padre lavora alla Bitossi, e ha anche un fratello più piccolo. Gli piace raccontarci la sua storia e quei due sogni che si tiene nel cassetto. Il primo ha a che fare col suo Paese di origine. «In Vietnam vorrei tornare perché mi piacerebbe conoscerlo. Mi ci sono fermato solo qualche giorno in vacanza, ma non è bastato. La sua storia la conosco bene, l'ho presentata anche all'esame di terza media (ride, ndc). Però vorrei capire bene, toccare con mano per un po' di tempo la terra da cui traggo origine. La situazione là resta difficile, economicamente è cambiato poco da quando i miei decisero di lasciare il Paese che erano molto giovani. Senza dubbio stiamo meglio in Italia, ma un po' di nostalgia c'è sempre».  L'obiettivo. Vinh si ispira a Del Piero e, sul finire, ci confida anche il suo secondo desiderio. «Mi piacerebbe vincere il campionato con la squadra - chiude - e lancio un appello: voglio giocare il derby con il Ctc Capraia. Quello dell'andata non l'ho disputato, adesso spero tanto di esserci nella gara di ritorno. Magari segno pure. La squadra? Siamo un bel gruppo e il mister è bravo».

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