Il Tirreno

Empoli

«Non siamo schiavi di un modulo»

David Biuzzi
<b>Tre delle quattro dighe di centrocampo</b> A sinistra Mirko Valdifiori calibra il lancio Qui sopra Gianluca Musacci all&#146;impostazione subito dopo aver rubato palla all&#146;ex Allegretti A destra Roberto Soriano mentre cerca di interrompere una trama di gioco del Grosseto
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Tre delle quattro dighe di centrocampo A sinistra Mirko Valdifiori calibra il lancio Qui sopra Gianluca Musacci all’impostazione subito dopo aver rubato palla all’ex Allegretti A destra Roberto Soriano mentre cerca di interrompere una trama di gioco del Grosseto

Aglietti esalta la capacità dei suoi di adattarsi in corsa alle esigenze

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 EMPOLI. In 180', gli ultimi, l'Empoli ha dimostrato di essere solido, compatto, granitico. Lo ha fatto imponendo il pareggio all'Ascoli prima e aggiudicandosi il derby col Grosseto poi. Lo ha fatto, però, sempre con tre mediani in campo. E la domanda, ora, nasce spontanea.  Viene da chiedersi, cioé, se per la truppa di Aglietti non sia assolutamente necessario giocare con il centrocampo a 3. Con il 4-3-3 del Del Duca, cioé, o con il 4-3-1-2, adottato in corsa, che ha permesso di conquistare il primo successo interno della stagione. Sarebbe una presa di coscienza, a livello tattico, ma anche riconoscere un limite. Ovvero quello di non poter più disegnare il 4-2-3-1 o il 4-4-2. Una realtà, questa, che però Aglietti non prende in considerazione.  «No - spiega il tecnico - non siamo schiavi di un modulo o di uno schieramento. In questo avvio di stagione abbiamo giocato sia con due che con tre mediani e, in etrambi i casi, abbiamo fatto cose buone e altre meno buone. A Frosinone, ad esempio, abbiamo vinto con Moro e Soriano in mezzo. E, col Pescara, abbiamo disputato un'ottima gara sempre con lo stesso tipo di sistema tattico».  Però, nel derby, il 4-4-2 iniziale sembrva in sofferenza e, quando ha deciso di passare al rombo, la squadra si è accesa di colpo.  «Ci siamo sistemati meglio per quelle che erano le esigenze della partita, ma secondo me non è stato il cambio tattico a farsi vincere la partita».  Cioé?  «Nei primi 5 minuti eravamo partiti molto bene anche con il 4-4-2. Poi, è vero, abbiamo iniziato a soffrire un po'. Ma per il semplice fatto che la squadra non riusciva a stare corte. Lasciavamo un po' troppo spazio fra le linee e così la difesa si doveva abbassare troppo».  Fatto sta che con Valdifiori play basso e Lazzari dietro le punte il Grosseto è sparito dal campo.  «Stavamo un po' soffrendo la posizione bassa di Soncin e Valdifiori è andato ad occupare quello spazio. Lazzari fra le linee, poi, è servito proprio a essere più compatti. Ma, ripeto, erano esigenze contingenti di una partita, non una regola fissa».  Cioé potrebbe tornare ai due mediani?  «Certo. Dipenderà dall'avversario, dalla condizione dei singoli e dalle scelta dei giocatori. Abbiamo quattro centrocampisti centrali molto bravi, questo si sa, ed è chiaro che ognuno ha le sue caratteristiche. Musacci, ad esempio, si esalta giocando da play basso, ma ha dimostrato di fare bene anche in un 4-4-2».  C'è l'imbarazzo della scelta, insomma.  «C'è la possibilità di scegliere e questo è quanto di meglio possa capitarci. Saper giocare in modi diversi, avere la capacità di cambiare anche in corsa è un punto di forza da poter e da dover sfruttare».  

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