Il dolore
C'è da salvare il soldato Fabbrini
David Biuzzi
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A sinistra Diego Fabbrini accerchiato e colpito dai difensori del Pescara, qui sopra un intervento deciso sul talento azzurro durante la partita interna di Coppa Italia contro la Reggiana e a destra un altro intervento decisamente sopra le righe sul giocatore nel match di sabato scorso con la Triestina Il grido d'allarme del talento: «Gli arbitri dovrebbero ammonire»
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EMPOLI. Il calcio non è uno sport per signorine, è vero, ma neanche può diventare una sorta di caccia all'uomo. Ne sa qualcosa Diego Fabbrini che, in tre gare giocate (non c'era a Varese perché doveva trascinare l'Under 21 ai playoff), ha rimediato colpi e botte in quantità industriali. Pericolo scampato. Il suo tipo di gioco, anche questo è realtà, lo espone in qualche modo ai falli visto che cerca sempre - e spessimo lo vince pure - il duello uno contro uno. Il talento, però, dovrebbe essere tutelato mentre sul ragazzo di San Giuliano Terme è quasi sistematicamente applicato il gioco duro, oltre i limiti del regolamento. Il caso dell'intervento-killer della scorsa stagione a Vicenza ne è l'emblema, ma anche la gara di sabato scorso è molto indicativa. Pur non ricevendo interventi clamorosi, infatti, Fabbrini è stato fermato con la maniere cattive fin dai primi minuti senza che il direttore di gara, lo scadente Carlotto, decidesse di utilizzare l'arma del cartellino giallo per "convincere" i difensori alabardati a cambiare registro. Solo per fortuna, così, l'infortunio che lo ha costretto a lasciare il campo alla fine del primo tempo non si è rivelato grave. Un pericolo scampato, insomma, ma la minaccia resta. L'appello. E' lo stesso giocatore, dopo gli esami clinici a spiegare che le cose potevano andare peggio. «Nella sfortuna di farmi male - dice, con l'immancabile sorriso sulle labbra - sono stato fortunato. E' stata una brutta botta al ginocchio destro, ma il legamento collaterale non ha subito danni». Nessuna lesione e neanche elongazione, dunque, ma il trauma ha provocato un'edema che avrà bisogno di una decina di giorni per asciugarsi. «Dovrò saltare sicuramente la partita contro l'Ascoli - continua - ma spero di farcela per il derby col Grosseto». L'infortunio, Fabbrini, lo ricorda così. «Sono entrato in area di rigore e ho calciato a rete - racconta - ma proprio in quel momento un difensore è entrato a forbice respingendo la conclusione e travolgendomi. Ho sentito subito un dolore molto forte, ho provato anche a rientrare ma non ce la facevo proprio a correre». Al di là dell'episodio, però, il ragazzo meraviglia di casa Empoli comincia a essere stanco di farsi malmenare sistematicamente. «E' vero che il mio tipo di gioco mi porta a subire falli - sbotta - però il ricorso al gioco duro sistematico non mi sta bene. Sono gli arbitri, a mio avviso, che dovrebbero ammonire subito, perché altrimenti i difensori si sentono autorizzati a colpirti ancora». La società frena. Non una richiesta d'aiuto, insomma, ma almeno di avere un occhio di riguardo. Una tesi che anche la società sposa, ma soltanto in parte. «Dopo tre partite - sentenzia il direttore sportivo Carli - eviterei di creare un caso. Però è vero che su Diego sono stati commessi molti falli e che sono mancati sia alcuni cartellini sia alcune punizioni. Lui, però, è un giocatore bravo e quelli bravi, volenti e no, devono abituarsi a convivere anche con le botte».
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