Gioco
Cappellini saluta senza sbattere la porta
David Biuzzi
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A sinistra Massimiliano Cappellini in versione capitano dellEmpoli, qui sopra mentre segue una partita dalle tribune del Castellani nelle vesti di team manager (lultimo ruolo occupato) A destra una scritta che i tifosi azzurri gli dedicarono quando aveva il contratto in scadenza «Liquidato dopo 14 anni, ma a Empoli e all'Empoli posso dire solo grazie»
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EMPOLI. Questione di stile. Già, alla fine tutta questa storia si potrebbe riassumere così. Perché chi non ce l'ha non può comprarlo, ma chi lo ha nel sangue non lo dimentica neanche nei momenti bui. Come Massimiliano Cappellini, uno che dell'Empoli ha scritto la storia. Due mesi fa, però, gli hanno detto che questo splendido romanzo era all'epilogo. Una scelta che l'ex capitano ha subito. Eppure ha scelto di far finire il mercato per salutare quelli che per anni sono stati i suoi tifosi. E, per di più, lo fa senza polemiche. «Il 5 giugno - ricorda Cappellini - durante un colloquio con il presidente Corsi mi è stato detto che non c'erano più i presupposti per continuare insieme. Dopo 14 anni, insomma, la storia è finita. E non per mia volontà». Una storia non banale. Cappellini, infatti, a Empoli arrivò (dal Piacenza) nell'estate del 1996 - per un'intuizione dell'allora ds Castellani - e in azzurro, fra a B, ha giocato fino al termine della stagione 2004/2005 collezionando più di 200 presenze e 36 gol. Poi ha iniziato la carriera dirigenziale, nel ruolo di team manager. «Sono rimasto sorpreso e dispiaciuto - riprende - perché da parte mia c'era la stata voglia e la stessa disponibilità per ripartire. Purtroppo, però, non è stato possibile». Resterebbero da capire il perché, ma Cappellini preferisce glissare. «Mi sono state date alcune motivazioni, peraltro differenti fra di loro. Ma questi discorsi lasciano il tempo che trovano. Il fatto è che stata presa una decisione, che io subisco e che non capisco. Ma che, ovviamente, accetto». Questione di stile, appunto. «A decisione presa - prosegue Cappellini - mi preme solo ringraziare l'Empoli. Il presidente Corsi e il direttore generale Vitale in particolare, visto che per 14 anni mi hanno dato la possibilità di lavorare. Inoltre ci tengo a ringraziare la gente di Empoli. I tifosi, ma non solo loro. Mi hanno dato affetto, rispetto e stima. In tutti questi anni hanno dimostrato di apprezzare più l'uomo che il professionista e, questo, è impagabile e incacellabile. Vale molto, ma molto di più di un qualsiasi contratto, tanto che a Empoli ho scelto di vivere». Una decisione, questa, a cui ora sarà legato anche il suo futuro. «Ad oggi - sottolinea - posso dire di avere dei contatti, ma francamente faccio ancora fatica a vedermi in un posto diverso da Empoli. Vorrei restare nel calcio, ma non saprei dirvi in che campo o con quale ruolo. Certo, se potessi, vorrei non allontanarmi troppo da casa, cioé da Empoli». Intanto, col Pescara, è venuto al Castellani a vedere la partita («soo e sarò sempre tifoso degli azzurri, ma non so se tornerò spesso allo stadio») e ora sceglie due ricordi. «Il gol di tacco col Cesena da giocatore - spiega - perché ci spalancò le porte della A, la conquista dell'Uefa da dirigente». Infine una curiosità: nelle sue 9 stagioni da giocatore per due volte a Cappellini non fu rinnovato il contratto. Salvo, poi, un ripensamento dopo qualche mese. E, come si dice, non c'è due senza tre...
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