Il Tirreno

Empoli

«Saremo frizzanti e... fastidiosi»

David Biuzzi
«Saremo frizzanti e... fastidiosi»

Aglietti parla delle sue prime sensazioni e della squadra che vorrebbe

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 EMPOLI. L'emozione l'ha consumata tutta nei giorni dell'ingaggio prima e della presentazione poi, il lavoro lo ha iniziato lunedì, seguendo passo dopo passo tutti i test dei suoi nuovi allievi. Il fatidico appuntamento con il raduno, dunque, per Aglietti Alfredo da San Giovanni Valdarno non è una formalità, ma poco ci manca. E' l'occasione, però, per parlare del nuovo Empoli che nasce e che vorrebbe.  «L'Empoli che ho in mente - sottolinea - è una squadra che dovrà dare fastidio a tutti. Gli avversari dovranno preoccuparsi di doverci incontrare. Vorrei, insomma, una squadra frizzante, vogliosa, che giochi sempre per vincere tanto in casa che fuori. Ovviamente non potrà riuscirci sempre, ma dovrà provarci».  Intanto l'impressione è che stia per nascere qualcosa di nuovo.  «E' così. C'è un ricambio generazionale in atto. La società me lo aveva prospettato fin dai primi contatti e io l'ho sposato. Diciamo che cercheremo di voltare pagina e, soprattutto, di aprirne una nuova. Certo è normale che dispiaccia non avere e non vedere più tanti giocatori che all'Empoli hanno dato moltissimo».  Si riparte da zero?  «Sì. Ma bisogna aggiungere che si riparte da zero per creare qualcosa».  Già, ma cosa?  «Oggi fare calcio non è facile. Mi verrebbe da dire che la vita non è facile. I dirigenti dell'Empoli, comunque, hanno capito prima e meglio di altri che serve grande oculatezza. Il che significa progettare, avere un programma a medio termine che possa garantire presente e futuro».  E in questo campionato cosa potrà fare l'Empoli?  «Di sicuro non partiamo per vincere. Ci sono squadre che stanno facendo le cose in grande per andare in A, o per tornarci subito. Penso a Siena, Atalanta e Torino. Come l'Empoli di due stagioni fa. Ma ora noi apparteniamo a un'altra dimensione e solo in corso d'opera, probabilmente, capiremo dove possiamo arrivare».  Certo bisognerà aspettare la fine del mercato.  «La società ha i suoi programmi, che poi sono i miei. Ci saranno cessioni importanti, lo so, perché gente come Eder e Lodi merita di più. Se poi arriveranno offerte per altri talenti saranno valutate, ma dal mio punto di vista non è un problema. I buchi d'organico sono stati colmati accontentando le mie richieste e chi andrà via sarà rimpiazzato. Partiamo con una base già fatta, insomma, poi vedremo se e dove aggiungere qualcosa».  A livello tattico da dove partirà?  «Dal 4-4-2. Però i moduli, detti con i numeri, sono statitici. Quel conta, invece, è l'interpretazione. Il dinamismo».  E quindi?  «Quindi faccio un esempio partendo da quello che ho visto ai mondiali: la Germania».  Può spiegarci meglio?  «Certo. E' una squadra che mi piace tantissimo perché è solida e imprevedibile al tempo stesso. E' ben organizzata, ha due centrocampisti centrali che sanno dare quantità e qualità. In più c'è un quartetto offensivo che non offre punti di riferimento e ti colpisce in mille modi. La mia idea di squadra, insomma, è questa».  Ma è un 4-2-3-1?  «Ve l'ho detto: i numeri stanno fermi, noi dovremo correre. E tanto».  Che impressioni ha avuto da questi primi giorni?  «Molto positive. C'è serenità e, al tempo stesso, grande carica. Dal presidente Corsi all'ultimo dei collaboratori, passano per il direttore Vitale, ci sono stimoli e motivazioni incredibili. Ed è quello che cercavo io».  I presupposti, dunque, ci sono tutti.  «Sì. Ora, però, starà a noi, cioè a me, allo staff e ai ragazzi, approfittarne per costruire qualcosa. L'obiettivo è quello di far divertire, se possibile entusiasmare. Vogliamo riportare la gente allo stadio, cioé, perché poi saremo loro ad avere bisogno del loro aiuto in una stagione che comunque sarà lunga e difficile».  In bocca al lupo, allora.  

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