Gioco
La verità del presidente «Dovevamo cambiare per tornare a essere noi»
D.B.
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Il presidente Corsi con il dg Vitale e, nella foto a destra, con Aglietti durante la presentazione del tecnico 3 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. E' solo una sensazione, è vero. Però è forte. Basta avvicinarsi allo stadio per avvertirla. E' energia. C'è un movimento continuo, infatti, e non è solo l'esercito dei Testimoni di Geova che stanno rimettendo a nuovo il Castellani in vista del loro grande raduno regionale. No, è nella pancia della tribuna che c'è elettricità. Certo non basterà a fare risultati, ma le impressioni sono positive. «Forse perché - prova a spiegare il presidente Fabrizio Corsi - ora possiamo tornare a fare l'Empoli». Un suo cavallo di battaglia, questo. E a rileggerlo oggi forse è più facile capire. «L'errore - spiega - risale a due anni fa. Abbiamo tenuto troppi giocatori reduci dalla retrocessione prendendo una strada che non era la nostra. L'anno scorso abbiamo cercato di rimediare, ma i vincoli erano troppi. Ora, oggi, si riparte da zero». Una scelta un po' dettata dalla necessità di abbassare i costi (la busta paga della prima squadra era già passata da 14 a 7 milioni e quest'anno sarà ancora più soft) ma anche dalla voglia di tornare al passto. «Il problema - continua Corsi - era ed è quello di ritrovare la mentalità. Quella che avevamo anni fa, quella che ho inviato nelle ultime stagioni al Cittadella. Loro hanno valorizzato i giovani e fatto risultati, ora tocca a noi riprendere quel discorso. Nell'ultima stagione, ad esempio, abbiamo centrato l'obiettivo che volevamo, la salvezza, addirittura con 6 turni d'anticipo. Quest'anno forse sarà più dura, ma a livello di crescita dei giocatori possiamo e dobbiamo fare di più». E, per riuscirci, sono arrivate anche scelte difficili. «Di sicuro - rivela ancora il presidente - non è piacevole rinunciare a elementi che ci hanno dato tanto, come Vannucchi, o che addirittura si sono giocati una gamba per noi, come Saudati. Non è piacevole rinunciare a chi, come Marianini, Tosto e Cupi, per noi e con noi ha lottato molto. Però era necessario cambiare. E molto. Chi era qui da tempo non aveva più gli stimoli di prima. Non perché non fossero ragazzi eccezionali, tutt'altro, ma nel calcio dopo un po' succede. Succede a tutti ed è successo anche a noi». Per cambiare mentalità, insomma, bisognava cambiare gli interpreti. «Abbiamo deciso di puntare su giocatori che abbiano entusiasmo. Entusiasmo e fame, voglia di arrivare o di riproporsi. Come Nardini, che giocava in A nella Reggina di Mazzarri, o Handanovic, che ha vissuto una stagione assai complicata a Mantova». La qualità, infatti, gli azzurri la cercano... in casa. «Ce la daranno i nostri giovani - conferma Corsi - i risultati della Primavera e le attenzioni degli addetti ai lavori ci dicono che sono a livello di tutti i migliori. Puntiamo su loro, dunque, e non sui ragazzi degli altri». Una scelta che, però, potrebbe avere ripercussioni anche sui risultati. «Lo sappiamo, ci sarà da soffrire. Ma proprio nei momenti duri dovremo essere bravi a credere sempre e sempre di più nelle nostre scelte. In questo, sono sicuro, ci aiuterà l'allenatore, che ha sposato in tutto e per tutto il nostro progetto, e spero anche il popolo azzurro, a cui certe sfide piacciono molto». Intanto, però, si parte con un gruppo non ancora definitivo. «Alcune cose sono state fatte - sottolinea - e altre le feremo. Qualcuno, è chiaro, partirà, altri arriveranno a rimpiazzarli. I ragazzi che sono rientrati dalla A, ad esempio, hanno la possibilità di tornarci ed è giusto che sia così. Come è giusto che Eder ci vada. Diverso, però, è il discorso per Fabbrini e Angella. Se arriveranno buone offerte partiranno, altrimenti resteranno e, sono sicuro, diventeranno ancora più forti, ancora più ambiti». Già, perché è questo lo spirito del nuovo Empoli.
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