Il Tirreno

Empoli

Segna e sogna: ecco Shekiladze

Filippo Cioni
Il giovane attaccate georgiano Irakli Shekiladze durante una gara giocata con la maglia della Primavera azzurra
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Il giovane attaccate georgiano Irakli Shekiladze durante una gara giocata con la maglia della Primavera azzurra

Il georgiano racconta il suo passato e il futuro che vorrebbe

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 EMPOLI. «Un giorno vorrei diventare qualcuno nel calcio: il pallone per me è tutto». Inizia a raccontarci la sua storia da qui, da una palla che rotola in un campo di calcio. Adesso l'erba è verde e ben curata «ma dove giocavo io da piccolo, non era proprio così». Irakli Shekiladze di Zugdidi, Georgia. Eccolo il giovane della Primavera azzurra, scarpe bianco fosforescente, un talento puro del presente con un passato tutto da raccontare.  È nato in Georgia nel 1992, pochi mesi dopo la fine del comunismo, quando la sua nazione era già Repubblica. Irakli era in fasce, nato a Zugdidi, pochi chilometri dalla più famosa Gori (città natale di Stalin). «Tutto quello che so di quel periodo e del precedente - racconta il ragazzo - me lo ha raccontato mio padre. La fine del comunismo è stato un bene per il nostro paese, ha portato un'ondata di democrazia. Anche se dopo abbiamo avuto ancora a che fare coi russi e non sono mancati scontri duri e tristi per la mia gente». In un paese povero, con le ossa rotte, c'era voglia di sognare. Anche attraverso un pallone e un campo di calcio. «Ho sempre voluto fare il calciatore. Mi sono iscritto molto piccolo ad una scuola calcio, ma i soldi erano pochi per poter sperare in qualcosa. E oggi, purtroppo, la situazione non è molto cambiata. La Georgia non ha un campionato di livello, ha poche squadre e pochi impianti. Chi vuole emergere fa fatica».  Ed è a questo punto che nella vita di Shekiladze subentra un pizzico di fortuna. Il ragazzo ha talento ma ci vuole qualcuno che lo noti. «Avevo 15 anni e mi chiamarono in nazionale. Dopo la partita un osservatore dell'Empoli mi contattò per venire in Italia e fare una prova. Non ebbi più dubbi quando il fratello del mio connazionale e amico Levan Mchedlidze, "Ghio", mi disse che in Toscana si stava bene». Per Shekiladze, Levan è stato sempre un punto di riferimento importante. «Siamo diventati subito ottimi amici - spiega - è il mio idolo e ci sentiamo anche ora che non gioca a Empoli. Il mio sogno? Diventare come lui».  Intanto si gode la Primavera azzurra. Chi lo conosceva poco, ha imparato ad apprezzarlo all'ultimo torneo di Viareggio. La prima vera occasione in cui si è potuto mettere in mostra con continuità, visto l'infortunio occorso al compagno e titolare di reparto Dumitru. Ha segnato quattro reti trascinando la squadra alla finale. «Una grande soddisfazione - ammette - anche se porto nel cuore pure l'ultima gara di campionato col Livorno. Il mio gol ha messo a sicuro il risultato e ci ha permesso di accedere alle finali». In casa azzurra si sogna lo scudetto, ma Shekiladze fa gli scongiuri. «Spero di essere protagonista, ma sono già felice di quello che ho fatto fino ad ora».  Ci fa anche una promessa: «Voglio diventare qualcuno con l'Empoli. Ho deciso di rinunciare anche alla nazionale per dedicarmi anima e corpo alla causa azzurra». Forse il suo è anche un dovere morale, non solo per la squadra ma anche per la città. «Empoli mi ha accolto a braccia aperte e sto bene. Anche se la Georgia resta il mio paese e là ho tanti amici, qui si vive meglio. Puoi camminare per strada tranquillo, non ti manca niente. Sì, qui puoi anche sognare...».

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