La figuraccia non va giù al presidente
«Domani parlerò alla squadra: male tutto e tutti, bisogna cambiare subito registro»
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EMPOLI. Al futuro, probabilmente, sta pensando già da un po' di tempo. Ma ora è soprattutto il presente a tenere impegnato il presidente Fabrizio Corsi. Quello che è successo sabato al Carlo Castellani, infatti, al massimo dirigente proprio non è andato giù. Perdere nettamente contro un avversario non irresistibile ma più motivato può anche starci, è vero, però è il modo che ha lasciato amarezza e delusione. Sentimenti comuni a tutto il popolo azzurro e, di conseguenza, ancora più forti per chi dell'Empoli, oltre che tifoso, è pure il principale responsabile. «E' vero - sottolinea Corsi - sono arrabbiato. L'Albinoleffe era praticamente salvo, anche se formalmente aveva bisogno di un punto, ma ha onorato maglia e campionato. Cose che, purtroppo, non posso dire di noi». In effetti l'Empoli la partita non l'ha giocata... «Ma non è solo questione della partita. E' da lunedì scorso, probabilmente, che molti dei nostri si sentono già in vacanza. La partita, insomma, è stata giocata male perché era stata preparata malissimo. E, sia chiaro, da tutti quanti. Cioé dai giocatori, dallo staff tecnico, ma anche da me e in generale dalla società che non ha saputo cogliere certi segnali». Cioé non avete capito che si andava incontro a una figuraccia? «Esatto. Ma ora, a frittata fatta, devo dire che sono preoccupato. Mancano ancora due giornate e, se questo è l'andazzo, di figuracce ne faremo altre due». Di sicuro non torneranno le motivazioni... «E invece devono tornare, per forza. Un andamento di questo tipo, infatti, è un male per tutti. Chi pensa di andare via non si farà certo mercato giocando così e, al tempo stesso, chi vuole restare deve mandarci segnali diversi. Non si può certo pensare di impostare il futuro partendo da certe partite e certe prestazioni...». E' un avvertimento per qualcuno? «E' un avvertimento per tutti quanti. Negli occhi di tutti i dirigenti e tutti gli operatori di mercato, compresi i nostri, spesso restano proprio le ultime prestazioni. Quindi è inutile accampare gli alibi delle scarse motivazioni o delle incertezze sul futuro. Qui c'è solo da riattaccare la spina e bisogna anche farlo in fretta». Già, ma come? «Come non mi interessa. Ma è un dovere. E, infatti, domani andrò a dirlo di persona alla squadra. Io non parlo quasi mai durante l'anno, ma questo è il momento di farlo». E, probabilmente, non sarà un discorso tutte rose e fiori.
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