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L'attacco ha una freccia in più: è Dumitru

Da.Biu.
L'attacco ha una freccia in più: è Dumitru

A guardarlo in faccia e a pronunciare il nome si rischia di cadere in errore. Lui, infatti, si chiama Nicolao Dumitru (nella foto a destra) e ha la pelle nera. Un nome dell'est - il papà è rumeno - e un colore da sud del mondo - la mamma è brasiliana - per un ragazzo che è nato in Svezia il 12 ottobre del 1991 ma è che italiano a tutti gli effetti.

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EMPOLI. A guardarlo in faccia e a pronunciare il nome si rischia di cadere in errore. Lui, infatti, si chiama Nicolao Dumitru (nella foto a destra) e ha la pelle nera. Un nome dell'est - il papà è rumeno - e un colore da sud del mondo - la mamma è brasiliana - per un ragazzo che è nato in Svezia il 12 ottobre del 1991 ma è che italiano a tutti gli effetti.

Anzi, empolese visto che vive a Monterappoli e che parla con un accento inconfondibile. Parla anche coi gol e con le prestazioni, il ragazzo, tanto che da ieri è entrato a far parte in pianta stabile della prima squadra. Campilongo lo ha voluto con sé per sopperire alle partenze di Pasquato prima e Caturano poi. Ma attenzione, non si tratta di un "numero" per completare le squadre nelle partitelle d'allenamento. L'Empoli, infatti, in questo giovane attaccante crede, ci crede il tecnico e ci crede pure lui. «Ovviamente sono contentissimo di questa opportunità - spiega il giocatore che ha esordito in B, a 17 anni, nella sfida interna dello scorso campionato con l'Albinoleffe a settembre del 2008 - mi avevano già avvertito la scorsa settimana e spero di ripagare la fiducia del tecnico e dei compagni». Al di là della manciata di minuti giocata nello scorso torneo, infatti, Dumitru ha già "assaggiato" la prima squadra in qualche seduta d'allenamento e nella recente trasferta di Coppa Italia a Catania. «Infatti - sottolinea - l'impatto con il gruppo è stato del tutto naturale.

D'altra parte non è stata una sorpresa: sapevo di trovare compagni eccellenti sotto tutti i punti di vista». Ma, come accennato, Dumitru cercherà anche di ritagliarsi un suo spazio. Proprio come è accaduto a Fabbrini. «Sono qui per lavorare - sottolinea - per imparare e per crescere. Darò il massimo per riuscirci. Ma anche per farmi trovare pronto se ci sarà bisogno di me». Un po' meno contento, magari, sarà Ettore Donati, tecnico della Primavera, che perde il suo bomber.

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