Sicurezza
Sport Calcio
Coralli & Saudati, una poltrona per due
Da.Biu.
«Luca è un esempio da seguire Mi è stato vicino e dato consigli e gliene sarò grato per sempre»
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EMPOLI. Un nervo sciatico che fa i capricci e uno stato di salute da valutare giorno dopo giorno. Claudio Coralli si sta avvicinando alla trasferta di Mantova con la speranza di potersi presentare al meglio della condizione, o quasi, e di dire la sua. «Ma - ammette - neanche io so esattamente come sto. Ieri (l'altro ieri per chi legge, ndr) ero a pezzi, oggi (ieri per chi legge, ndr) sto un po' meglio. Speriamo bene».
Intanto c'è il solito ballottaggio aperto fra lei e il suo amico Saudati.
«Già, capita spesso. Ci considerano giocatori simili, anzi uguali, e quindi o gioca uno o gioca l'altro».
E invece...
«Invece a me piacerebbe tanto giocare insieme a lui. Lo stimo come calciatore e come persona, abbiamo un gran bel rapporto e sono sicuro che in campo l'intera sarebbe naturale, spontanea».
E' un messaggio a Campilongo?
«No, ci mancherebbe. Le scelte spettano al tecnico e noi le rispettiamo. Però è un piccolo sogno nel cassetto quello di fare coppia, in campo, con Saudati».
Come mai questo rapporto così stretto con il suo rivale.
«Rivale non mi piace, preferisco compagno di squadra. Il rapporto, comunque, è così solido semplicemente perché Luca è un ragazzo splendido. Nei momenti duri mi è sempre stato vicino, mi ha dato tanti consigli e io gliene sarò sempre grato».
Addirittura?
«E' la verità. E il bello è, ve lo assicuro, che ci sono molti altri compagni che potrebbero dirvi la stessa cosa. Luca è un esempio, non esagero, per come si comporta e per come si allena. Ha sempre stretto i denti, ha sopportato le sofferenze, e non si lamenta mai».
Cosa vorrebbe rubargli?
«La carriera. Per il momento, però, la sto ripercorrendo soltanto negli aspetti più negativi».
E cioè?
«Gli infortuni».
Meglio pensare al Mantova.
«Già. Finalmente abbiamo ottenuto il primo punto in trasferta, col Gallipoli, e ora dobbiamo sfatare anche l'altro tabù, quello del gol fuori casa. Ne basterebbe uno, ma magari da tre punti».
Come si spiegano tutti i problemi incontrati lontano dal Castellani?
«Se avessi la risposta saprei anche come risolvere il problema. Ma, purtroppo, non è così».
Questione di mentalità?
«Forse, ma a dire il vero noi cerchiamo di affrontare le partite con lo spirito giusto. Vogliamo vincerle, cioè, ma poi gli altri vanno il doppio di noi».
E quindi?
«Quindi dobbiamo stare attenti al Mantova, anche perché contro le squadre in crisi soffriamo ancora di più, ma tenendo presente che possiamo e dobbiamo dire la nostra».
Intanto c'è il solito ballottaggio aperto fra lei e il suo amico Saudati.
«Già, capita spesso. Ci considerano giocatori simili, anzi uguali, e quindi o gioca uno o gioca l'altro».
E invece...
«Invece a me piacerebbe tanto giocare insieme a lui. Lo stimo come calciatore e come persona, abbiamo un gran bel rapporto e sono sicuro che in campo l'intera sarebbe naturale, spontanea».
E' un messaggio a Campilongo?
«No, ci mancherebbe. Le scelte spettano al tecnico e noi le rispettiamo. Però è un piccolo sogno nel cassetto quello di fare coppia, in campo, con Saudati».
Come mai questo rapporto così stretto con il suo rivale.
«Rivale non mi piace, preferisco compagno di squadra. Il rapporto, comunque, è così solido semplicemente perché Luca è un ragazzo splendido. Nei momenti duri mi è sempre stato vicino, mi ha dato tanti consigli e io gliene sarò sempre grato».
Addirittura?
«E' la verità. E il bello è, ve lo assicuro, che ci sono molti altri compagni che potrebbero dirvi la stessa cosa. Luca è un esempio, non esagero, per come si comporta e per come si allena. Ha sempre stretto i denti, ha sopportato le sofferenze, e non si lamenta mai».
Cosa vorrebbe rubargli?
«La carriera. Per il momento, però, la sto ripercorrendo soltanto negli aspetti più negativi».
E cioè?
«Gli infortuni».
Meglio pensare al Mantova.
«Già. Finalmente abbiamo ottenuto il primo punto in trasferta, col Gallipoli, e ora dobbiamo sfatare anche l'altro tabù, quello del gol fuori casa. Ne basterebbe uno, ma magari da tre punti».
Come si spiegano tutti i problemi incontrati lontano dal Castellani?
«Se avessi la risposta saprei anche come risolvere il problema. Ma, purtroppo, non è così».
Questione di mentalità?
«Forse, ma a dire il vero noi cerchiamo di affrontare le partite con lo spirito giusto. Vogliamo vincerle, cioè, ma poi gli altri vanno il doppio di noi».
E quindi?
«Quindi dobbiamo stare attenti al Mantova, anche perché contro le squadre in crisi soffriamo ancora di più, ma tenendo presente che possiamo e dobbiamo dire la nostra».
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