Sicurezza
Amarcord
Salvemini incorona Campilongo
Marco Fani
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La panchina azzurra nel campionato 1986-87 (foto tratta dal libro “75º azzurro” di Carlo Fontanelli)Chissà se l'amministrazione comunale ha mai pensato di dedicargli una strada, una piazza o una statua. Perché quando si parla di Gaetano Salvemini, il celebre allenatore della prima storica promozione in serie A, il cuore dei tifosi azzurri sobbalza ancora oggi
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EMPOLI. Chissà se l'amministrazione comunale ha mai pensato di dedicargli una strada, una piazza o una statua. Perché quando si parla di Gaetano Salvemini, il celebre allenatore della prima storica promozione in serie A (seguita poi da una clamorosa salvezza), il cuore dei tifosi azzurri sobbalza ancora oggi, proprio come ventitre anni fa.
Ma anche l'amore che mister Salvemini nutre per la città e i supporters azzurri è rimasto intatto, come ai vecchi tempi. E, quando parla dell'Empoli di oggi e del suo passato si illumina di colpo e la parola è tradita, a piccole dosi, da un pizzico di emozione. «Il mio legame con Empoli? È troppo, troppo forte. In questa città ho vissuto dieci anni splendidi, da giocatore prima e da allenatore poi. Qua è nato mio figlio e poi sento ancora molti dei miei vecchi giocatori, a partire dal portiere di allora Giulio Drago. E quando posso torno spesso in città a salutare i vecchi amici. Tra l'altro presto organizzeremo anche una rimpatriata tra ex calciatori».
Oggi Gaetano a Salvemini vive con la famiglia a Gualtieri, in Emilia, celebre città del pittore Antonio Ligabue, e fa il nonno a tempo pieno. «Quando ero allenatore - racconta - avevo poco tempo da dedicare alla famiglia. Oggi mi sto riprendendo un po' di quel tempo che dedico volentieri al mio nipotino Mattia. È un mancinaccio proprio come il nonno e spero possa avere la stessa passione che ho avuto io per il calcio. Ovviamente senza pressioni».
Ma c'è una bella curiosità che lega da vicino Gaetano Salvemini all'Empoli di quest'anno. «Salvatore Campilongo? L'ho avuto come calciatore ai tempi in cui allenavo la Casertana. Era molto giovane, un bravissimo ragazzo dotato di ottime qualità, che gli hanno consentito di disputare una buonissima carriera. Già allora era serio e si intravedeva la stoffa giusta. Spero possa avere la stessa fortuna anche da allenatore. I presupposti sono quelli giusti».
Quasi un'inconorazione, detta da chi ha avuto alle dipendenze anche un altro celebre tecnico come Walter Mazzarri, nuovo allenatore del Napoli. «Anche lui è stato un mio calciatore a Empoli - continua Salvemini - del resto questa società e questa città rappresenta un ambiente formativo per tutti. Una scuola di vita, un vero e proprio modello che ha dato grandissimi frutti. Allora eravamo poveri, ma forti di animo. E questo ci ha permesso sia di arrivare in serie A, che di mantenere la categoria. Non è un caso che anche Luciano Spalletti, proveniendo proprio da questo ambiente, sia riuscito a diventare un grande allenatore». Quando può Salvemini osserva attentamente alla tv le gare degli azzurri. «Quest'anno abbiamo un gruppo giovane - continua - dotato di ottime potenzialità. Un po' più fragile fuori casa che non al Castellani, ma questo può essere imputabile alla gioventù, visto che giocare in casa dà sicuramente meno pressioni». Un Empoli che potrebbe spiccare il volo. «È un campionato molto livellato abbiamo visto che anche il Torino, il Brescia o altre formazioni candidate alla promozione hanno steccato qualche partita. E il Frosinone ai vertici è una bella sorpresa. Sperare è lecito, anche perché Campilongo e soci hanno grandi margini di miglioramento. E magari ci scappa pure una bella sorpresa...».
Ma anche l'amore che mister Salvemini nutre per la città e i supporters azzurri è rimasto intatto, come ai vecchi tempi. E, quando parla dell'Empoli di oggi e del suo passato si illumina di colpo e la parola è tradita, a piccole dosi, da un pizzico di emozione. «Il mio legame con Empoli? È troppo, troppo forte. In questa città ho vissuto dieci anni splendidi, da giocatore prima e da allenatore poi. Qua è nato mio figlio e poi sento ancora molti dei miei vecchi giocatori, a partire dal portiere di allora Giulio Drago. E quando posso torno spesso in città a salutare i vecchi amici. Tra l'altro presto organizzeremo anche una rimpatriata tra ex calciatori».
Oggi Gaetano a Salvemini vive con la famiglia a Gualtieri, in Emilia, celebre città del pittore Antonio Ligabue, e fa il nonno a tempo pieno. «Quando ero allenatore - racconta - avevo poco tempo da dedicare alla famiglia. Oggi mi sto riprendendo un po' di quel tempo che dedico volentieri al mio nipotino Mattia. È un mancinaccio proprio come il nonno e spero possa avere la stessa passione che ho avuto io per il calcio. Ovviamente senza pressioni».
Ma c'è una bella curiosità che lega da vicino Gaetano Salvemini all'Empoli di quest'anno. «Salvatore Campilongo? L'ho avuto come calciatore ai tempi in cui allenavo la Casertana. Era molto giovane, un bravissimo ragazzo dotato di ottime qualità, che gli hanno consentito di disputare una buonissima carriera. Già allora era serio e si intravedeva la stoffa giusta. Spero possa avere la stessa fortuna anche da allenatore. I presupposti sono quelli giusti».
Quasi un'inconorazione, detta da chi ha avuto alle dipendenze anche un altro celebre tecnico come Walter Mazzarri, nuovo allenatore del Napoli. «Anche lui è stato un mio calciatore a Empoli - continua Salvemini - del resto questa società e questa città rappresenta un ambiente formativo per tutti. Una scuola di vita, un vero e proprio modello che ha dato grandissimi frutti. Allora eravamo poveri, ma forti di animo. E questo ci ha permesso sia di arrivare in serie A, che di mantenere la categoria. Non è un caso che anche Luciano Spalletti, proveniendo proprio da questo ambiente, sia riuscito a diventare un grande allenatore». Quando può Salvemini osserva attentamente alla tv le gare degli azzurri. «Quest'anno abbiamo un gruppo giovane - continua - dotato di ottime potenzialità. Un po' più fragile fuori casa che non al Castellani, ma questo può essere imputabile alla gioventù, visto che giocare in casa dà sicuramente meno pressioni». Un Empoli che potrebbe spiccare il volo. «È un campionato molto livellato abbiamo visto che anche il Torino, il Brescia o altre formazioni candidate alla promozione hanno steccato qualche partita. E il Frosinone ai vertici è una bella sorpresa. Sperare è lecito, anche perché Campilongo e soci hanno grandi margini di miglioramento. E magari ci scappa pure una bella sorpresa...».
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