Il Tirreno

Empoli

Il primo giorno di Campilongo si consuma tra i progetti per il futuro e i ricordi del passato

«L'Empoli che ho in mente dovrà avereentusiasmo, organizzazione e intensità»

David Biuzzi
Sopra il vice Raffaele Di Napoli A destra il mister in sala stampa
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Sopra il vice Raffaele Di Napoli A destra il mister in sala stampa

Buono l'impatto di Sasà Ha già le idee chiare e scherza con i tifosi

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EMPOLI. La situazione più bella, come spesso accade, si materializza a giochi fatti. E cioè quando il cerimoniale della presentazione di Salvatore Campilongo si è già esaurito. Lui, Sasà, ha terminato la trafila di interviste replicando al fuoco di fila di carta stampata prima, radio e tv poi. Esce dalla sala stampa, il tecnico campano, e si affaccia sul Castellani.
L'amico ritrovato. I tifosi, che hanno seguito in buon numero e in educatissimo silenzio la rassegna stampa, gli si stringono attorno e subito scatta l'amarcord. Campilongo, cioè, ritorna a quasi 30 anni fa, quando dell'Empoli era un giovane attaccante, e parla delle abbuffate dal Cioffi, a base di bistecca, e della famosa gara-salvezza giocata con l'Atalanta al Sussidiario per un'improvvisa e studiata invasione di chiocciole sul campo principale. Sembra proprio l'amico ritrovato, insomma, e il clima di serenità che regna è il miglior punto di ri-partenza possibile per chi, come gli azzurri, nelle ultime due stagioni ha fallito l'obiettivo.
Idee chiare. Ed è anche un ritratto fedele della prima impressione che Campilongo regala. E cioè di un uomo semplice, di sostanza. Di uno che preferisce lasciare i fronzoli agli altri. «Sono un uomo di campo - sottolinea lui - un lavoratore. D'altra parte mi porto dietro i valori inculcati dalla mia famiglia: sono figlio di un operaio, eravamo in 9, e so cosa vuol dire fare i sacrifici per tirare avanti». Sacrifici che chiederà anche ai suoi giocatori. «Sono molto esigente - conferma - a volte anche troppo. Dai miei pretendo molto perché sono pronto a dare molto. Ma in questo caso so di essere arrivato nella piazza giusta perché a Empoli c'è la cultura del lavoro e ci sono giovani bravi che hanno voglia di fare, di emergere. Sono convinto che ci siamo i presupposti per fare bene, insomma».
La ricetta. Sasà non vuole mettere limiti alla provvidenza. Corsi, al suo fianco, gli chiede la salvezza, lui non promette niente ma s'intuisce che guarda oltre. «Per me questa è una grande occasione - dice - Empoli è un club importantissimo e ringrazio Corsi e Vitale per questa occasione. Ci tengo a ringraziare anche il mio predecessore. Silvio Baldini ha sempre parlato bene di me e del mio lavoro. E, siccome lo stimo, questo è un motivo d'orgoglio». Ma come sarà l'Empoli di Campilongo? La ricetta è semplice. Sono tre caratteristiche che Sasà cita in continuazione: «Entusiasmo, organizzazione e intensità». A livello tattico il progetto riparte dal suo amato 4-3-3 («con tanto pressing ed equilibrio», specifica). Ci sarà da correre, insomma, e il fatto di lavorare con un preparatore (il confermato Selmi) che non conosce non lo spaventa. «Chiarisco subito: Selmi e l'allenatore dei portieri Marchisio da oggi sono il mio staff. Esattamente come Raffaele Di Napoli, che lavora con me da 5 anni e che conosco da una vita visto che siamo cresciuti insieme nelle strade di Fuorigrotta. L'unità d'intenti ci sarà per forza, perché tutti lavoreremo per il bene dell'Empoli». Bene così.

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di Redazione web