Sicurezza
Montelupo, il torrente Pesa è in secca: volontari salvano i pesci
“Trasferiti” in aree sicure centinaia e centinaia di esemplari. Nesi: «Caldo torrido e prelievi di acqua: il fiume sta morendo»
MONTELUPO. Alcuni morti, molti agonizzanti. Tanti sono stati salvati, «ma senza interventi sono destinati a sparire». E con loro il torrente che ormai, regolarmente, nei mesi estivi evapora. E non solo per il caldo quasi estremo o per i cambiamenti climatici. «Ad influire è soprattutto il prelievo di acqua», sottolinea Lorenzo Nesi, assessore del Comune di Montelupo Fiorentino con delega alle politiche ambientali e di mitigazione e adattamento climatico e della tutela degli animali. «Il torrente sta morendo ed è l’uomo che lo sta ammazzando – aggiunge –. Per questo diciamo no a nuovi pozzi: al contrario ci dovrebbero essere interventi per salvare un ecosistema fondamentale che, anno dopo anno, sta lentamente sparendo».
Niente acqua, niente vita. I volontari però non si arrendono. Ieri, una decina, sono tornati nel tratto montelupino della Pesa. Pochi centimetri di acqua, poche pozze. Migliaia di pesci ammassati per cercare di resistere ad un fenomeno che, aggiunge Nesi, «peggiora sempre di più, aggravandosi di anno in anno e non solo per l’aumento delle temperature». In salvo sono stati portati alcune migliaia di pesci. Almeno dodici secchi di piccoli e grandi esemplari di cavedani, carpe e ghiozzi di ruscello e altre specie che popolano il torrente. Centinaia e centinaia di pesci “trasferiti” qualche centinaio di metri più a nord delle buche a valle della traversa dei capitani di parte guelfa (dove la squadra di volontari è intervenuta ieri mattina) in una piccola oasi dove potrebbero salvarsi. Almeno per quest’anno. Per altri, almeno tre grandi riproduttori, il tentativo è stato inutile. Per tanti, l’intervento dei volontari è stato invece fondamentale. «Poche ore e sarebbero andati tutti in anossia», aggiunge l’assessore che ha partecipato alla settima “spedizione” organizzata quest’anno per cercare di strappare il maggior numero di pesci alla lenta, ma inesorabile agonia del torrente. “Armati” di retini e secchi, i volontari hanno portato in salvo migliaia di pesci, evitando così l’ennesima strage. O meglio, questa è la speranza. Perché con il caldo torrido e i massicci prelievi dal torrente, il corso d’acqua rischia di ritirarsi ancora di più. «Quest’anno, in alcune zone, la velocità di evaporazione ha raggiunto anche i venti centimetri di acqua al giorno», aggiunge Nesi. Un record, in negativo, che fa emergere anche la necessità di fermare – o almeno di diminuire drasticamente – i prelievi di acqua per uso privato.
Il trasferimento ha consentito a diverse centinaia di pesci di salvarsi, mentre nelle zone a valle sono rimasti altri esemplari che, con meno di richiesta di ossigeno, dovrebbero riuscire a resistere e, con le piogge previste in questi giorni, a ritrovare almeno un parte del loro “habitat” che da settimane sta lentamente sparendo.
Dopo il prelievo, i pesci sono stati trasferiti in un luogo dove l’acqua rimane tutta l’estate. O meglio, dove l’acqua dovrebbe anche quest’anno resistere alle ondate di calore e ai prelievi. In salvo sono stati portati soprattutto i piccoli esemplari che, se riusciranno a superare il periodo estivo, il prossimo anno potranno riprodursi. «La velocità di evaporazione dell’acqua è l’aspetto che quest’anno ha colpito maggiormente – aggiunge l’assessore –. Le zone che si trovano in pieno sole diminuiscono di venti centimetri al giorno, molto più degli altri anni, quando però il numero di salvataggi è stato più alto perché è stata maggiore la riproduzione, per il momento rallentata dalla temperature troppo elevate. In ogni caso non è tollerabile questa situazione – continua Nesi –, non è tollerabile seccare un torrente senza prendere alcun tipo di provvedimento per cercare di salvarlo e per preservare tutto quello che il torrente produce. Per questo il Comune di Montelupo dice no alla realizzazione di altri pozzi perché occorre andare nella direzione opposta e cioè quella di diminuire i prelievi per cercare di dare una possibilità di sopravvivenza al torrente». Almeno altre tre pozze sono sotto sorveglianza e dove la situazione si fa giorno dopo giorno più critica. «Speriamo in un po’ di pioggia in questi giorni, ma la situazione è ormai compromessa – conclude Nesi –. Montelupo rivuole il suo fiume, non va bene ucciderlo per gli usi che si fa dell’acqua prelevata: non si può ammazzare un fiume per annaffiare il prato o riempire una piscina».
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