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Il caso

Keu, vivere vicino al “cerottone”: case svalutate anche del 20%. L’avvocato: «A Brusciana danni per un milione di euro»

di Matteo Leoni
Dei carotaggi per individuare il Keu (foto d’archivio)
Dei carotaggi per individuare il Keu (foto d’archivio)

I residenti hanno chiesto di costituirsi parte civile nel processo

13 maggio 2024
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EMPOLI. Oltre al danno la beffa. I cittadini che vivono lungo la 429 a Brusciana non devono fare i conti solo con l’inquinamento ambientale provocato dalla presenza del Keu, le ceneri altamente inquinanti prodotte dalla combustione dei fanghi di risulta delle concerie del distretto di Santa Croce sull’Arno, che sono state impiegate come materiale per il rilevato stradale. Il problema adesso diventa anche di natura economica, e riguarda direttamente le loro tasche. Le loro abitazioni infatti si sono svalutate a causa della presenza del rifiuto inquinante. Valgono molto meno di prima, infatti hanno perso circa un quinto del loro valore iniziale.

Per questo quindici residenti della zona, assistiti dall’avvocato Luca Scarselli, hanno presentato domanda per costituirsi parte civile nel corso dell’udienza preliminare nata dall’inchiesta. L’obiettivo è ottenere un risarcimento del danno. Sulle loro istanze, come sulle altre che sono state presentate da vari enti, il gup si pronuncerà il 7 giugno.

«In quella zona del lotto della 429 è accertato che è stato sversato il Keu – spiega l’avvocato Scarselli –. Questo materiale resterà lì per almeno dieci, venti anni, perché la Regione non lo toglierà perché andrebbe rifatta la strada, è stato preannunciato che l’area verrà messa in sicurezza, ma il materiale non verrà rimosso». «Ma oltre a questo disagio c’è un altro aspetto della questione – prosegue Scarselli –, perché i residenti si sono ritrovati gli immobili svalutati. D’altronde sono tre anni che si parla della 429 come la strada dei veleni. Noi abbiamo fatto valutare le abitazioni a un’agenzia immobiliare di zona. La valutazione è che c’è almeno una perdita del 20%». «Tutti e quindici insieme – prosegue il legale – i miei assistiti hanno all’incirca un danno di un milione di euro». Per alcuni immobili la svalutazione è addirittura superiore al 20%: «In particolare c’è la situazione una signora – aggiunge l’avvocato Scarselli –, che si alza la mattina e se guarda dalla finestra si trova a cinquantacinque metri dal “cerottone”, come lo chiamano loro». Il “cerottone” è una copertura in plastica che è stata stesa sui terreni inquinanti al bordo della 429, per evitare che eventuali infiltrazioni di acqua che potrebbero far penetrare le ceneri inquinanti in profondità nel suolo, e al contempo per evitare che si spargano in giro a causa del vento.

Il7 giugno, nel corso della prossima udienza preliminare, gli avvocati dei 24 imputati e delle sei aziende e associazioni finite alla sbarra potranno opporsi alle richieste di costituzione di parte civile presentando delle eccezioni. Poi, dopo le eventuali repliche, il giudice dovrà deciderle se ammetterle o meno.

Intanto la procura di Firenze ha aperto un secondo fascicolo sul caso Keu. Oltre ai 13 siti inquinanti scoperti nella prima indagine, ce ne sarebbero altri 60, sparsi in giro per tutte le province della Toscana. In molti di questi casi tra l’altro il Keu sarebbe stato usato per la realizzazione di rilevati stradali e quindi non sarebbe più possibile rimuoverlo se non demolendo intere infrastrutture. Il secondo filone dell’inchiesta è condotto da carabinieri forestali e Arpat.

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