Gioco
Empoli, il farmacista vigile: così Habdi dirige il traffico nella strettoia del paese
Costretto a indirizzare le auto davanti al suo negozio. I problemi di Monterappoli: «Basterebbe mettere un semaforo»
EMPOLI. Capita molto spesso che Habdi Said, farmacista nella frazione di Monterappoli, debba uscire in fretta e furia dal suo negozio per “dirigere” il traffico nella strada di fronte. Quando qualcuno parcheggia lì davanti, anche per due minuti, il via vai – non molto, va detto – di quella strada si blocca. Basta davvero pochissimo per creare un “ingorgo”.
La testimonianza
«In realtà – spiega – non serve nemmeno che qualcuno lasci lì la macchina. Quando passa l’autobus o una vettura più grande e in contemporanea arriva un’auto dall’altro senso non si riesce a passare». E il tutto a ridosso della curva. È vero, la strada è quel che è, cioè stretta. Ma questo succede da quando, a protezione del muro di mattoni (privato) che dà sulla via (e che in effetti non sembra stare benissimo), in attesa di un suo restauro, è stata posizionata circa tre anni fa una specie di barriera in muratura. Che di fatto, fa notare Said, «restringe ulteriormente la carreggiata, rendendo ancora più complicato il passaggio». Tanto più che la barriera «dovrebbe proteggere da un eventuale crollo del muro, ma è comunque più bassa. Quindi se il muro crolla, i detriti – sottolinea Said – rischiano comunque di crollare in strada». Tra l’altro una porzione di quel muro è franata proprio due mesi fa. Ma visto che «è caduta all’interno del terreno retrostante – di proprietà privata –, nessuno è venuto a fare nulla», dice il farmacista indicando lo smottamento. Si interrompe spesso, passano delle auto, chi guida suona il clacson per salutare Said che a sua volta guarda le macchine percorrere, guardinghe, la strada.
La proposta
«Alla fine – propone – basterebbe mettere un semaforo per istituire il senso unico alternato finché resta questa barriera». Poi Said ha perso il conto delle volte in cui i pali della segnaletica stradali posizionati in quel punto sono caduti, a volte urtati dalle auto, più spesso a causa del vento. E «li ho sempre raccolti io. Ho parlato con chiunque per cercare di risolvere, in generale, questa situazione», sottolinea. Ma Said non è l’unico che ha “preso in mano” la situazione. Ormai «l’erba ai lati delle strade la taglia un signore che abita lì dietro», dice il farmacista indicando un gruppetto di case alle sue spalle. Sì, «gli sfalci dell’erba – conferma – ce li facciamo da soli. Altrimenti non passa praticamente nessuno. Mandano qualcuno soltanto in un punto poco più avanti, quando mandiamo delle segnalazioni per la presenza di erba alta: allora arrivano, la tagliano – ma quando ci “arrabbiamo” – e una volta finito lasciano tutto lì, preda delle acque piovane. Ci sentiamo abbandonati, eppure qui è considerato centro storico». Intanto si affaccia dalla finestra della sua casa, lì vicino, Ingrid Zanone. Sta chiudendo le imposte perché tra poco deve uscire. Ecco, «se vuoi andare da qualche parte – dice – devi per forza prendere la macchina. Gli autobus passano raramente nel corso della giornata, prima c’erano più corse. Ci vorrebbe un maggiore collegamento con il centro tramite i mezzi pubblici». In realtà lì, in quel quartiere “perso” tra le verdi colline del circondario, «si sta bene». C’è la farmacia, il negozio di alimentari, la salumeria, anche «se diverse attività – aggiunge – hanno chiuso nel tempo».
Il circolo
C’è poi il circolo. «Con l’arrivo dell’estate un po’ di movimento c’è, l’hanno rilevato dei ragazzi giovani», spiega. Zanone prima stava a Empoli, nel quartiere di Santa Maria e lì, a Monterappoli, non avverte un senso di insicurezza. Anche se «ultimamente, pochi giorni fa, girava una persona in motorino e tentava di rubare la borsa e gli oggetti di valore alle persone che camminavano», racconta. E sì, «negli ultimi tempi si sono verificati diversi furti anche nelle abitazioni della frazione», dice Massimiliano Rossi, anche lui residente a Monterappoli. «Un tempo non avvenivamo così di frequente. Ora – spiega – capitano nelle case più ai margini della frazione, meno nel cuore del “centro”, dove le strade sono più strette». A lui però la cosa che dà più fastidio nel quartiere è la raccolta della spazzatura. O, meglio, «ci sono dei punti – spiega – in cui le persone lasciano lì l’immondizia, e in particolare i sacchetti dell’organico, senza gli appositi contenitori. Non solo. Pur sapendo che la raccolta avviene poi la mattina, capita di vedere i sacchi già a mezzogiorno».
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