Sicurezza
Empoli, Gheorghe è di casa al binario 1: «Vivo qui ormai da otto anni»
Il clochard ha rifiutato un posto al dormitorio di Casenuove
EMPOLI. Quando gli chiedono dove abita lui risponde: al binario uno della stazione di Empoli. Ormai è quella la sua casa da circa otto anni, da quando è arrivato in città. La parete della stazione da un lato, sul marciapiede la scritta “Do not cross the line”, come sottofondo il continuo sferragliare dei treni sulle rotaie, lo sbuffo dei motori quando la locomotiva si ferma. Nemmeno ci fa più caso, s’è abituato. Un po’ meno i suoi due cani, due bellissimi cocker dal pelo color miele. Non appena sentono il treno arrivare, lo stridore delle ruote, cominciano ad abbaiare festosi.
È appena tornato da una passeggiata con loro, per fargli fare un giro prima di prepararsi ad affrontare la notte, spiega mentre - dopo vari tentativi - mostra comprensivo la carta d’identità per far capire come scrivere il suo nome. Gheorghe Hucsi, 58 anni. Difficile “imbroccare” tutte le consonanti. Lo sa, dice con un sorriso. «Vengo dalla Romania ma – racconta – è da dieci anni che sono in Italia». E da otto dorme all’aperto. «La mia residenza – dice scherzando – è qui, alla stazione. Non mi danno il dormitorio perché non c’è spazio per i cani». Impensabile separarsi da loro. Meglio restare fuori, col tetto aggettante della stazione che lo ripara dalla pioggia e dal vento. Gheorghe ha passato tutti i mesi invernali lì, in fondo al binario uno. Diverse associazioni, spiega, gli hanno portato da bere, un pasto caldo, molte coperte per proteggersi dal freddo. Aiuti decisivi con temperature che più volte sono scese sotto gli zero gradi.
«Sono stato poco più di una settimana al dormitorio di Casenuove (aperto e gestito dalla Misericordia per i mesi invernali, ndr), ma alla fine ho scelto di ritornare qui, c’era troppo confusione, non mi trovavo bene», spiega con una scrollata di spalle. Lì, a Casenuove, è stata allestita anche una postazione dedicata ai cani di chi non ha una casa. Eppure Gheorghe ha preferito ritornare lì, alla stazione. Alla domanda su come ha fatto ad affrontare notti particolarmente rigide risponde laconico: «L’inverno è stato difficile». Poche parole che aprono un piccolo spiraglio sulle difficoltà affrontate. A fargli da comodino è la base in muratura di un pilastro. Sopra ci ha appoggiato le sue poche cose, una bottiglia d’acqua, a fianco i cartoni e le coperte del giaciglio dove dorme. In quel cantuccio in realtà Gheorghe non è da solo. «Con me c’è anche un italiano. Qui siamo tranquilli. A volte – racconta – ci svegliamo quando succede qualcosa, quando arrivano gruppi di persone ubriache che fanno confusione, ma noi - sottolinea - non diamo fastidio a nessuno».
L’altro problema che Gheorghe deve affrontare costantemente è quello per le medicine. Ha una malattia e per questo «ho bisogno di una serie di medicine, che però non posso avere – spiega – perché non ho la tessera sanitaria e di conseguenza non posso avere nemmeno il medico di medicina generale». Anche in questo caso, sottolinea, sono stato aiutato, ma «non è semplice». Nulla lo è, anche se Gheorghe preferisce restare lì, al binario uno, con i suoi due cani. E per fortuna, almeno per le prossime due o tre stagioni, il freddo la notte diventerà meno pungente per lui e i suoi due fido.
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