Sicurezza
La Bastia, la villa finisce ancora una volta all’asta. La storia: una dimora con proprietari illustri
Altro tentativo per cercare di trovare un nuovo proprietario. Prezzo quasi dimezzato rispetto allo scorso anno: 574mila euro
EMPOLI. Di problemi finanziari – o politici – nel corso dei secoli ne hanno avuti un po’ tutti i proprietari di Villa La Bastia, nell’omonima località a Ponte a Elsa. Proprietari pure illustri: dalla nobile famiglia di Puccio Pucci, a cui la villa fu confiscata da Cosimo I dopo aver partecipato alla congiura antimedicea nel 1559, fino al senatore Francesco Orlandini. Anche lui poi fu costretto a cederla, stavolta per necessità economiche. E villa La Bastia, che intanto era diventata una dimora signorile e pure delle più belle della zona, finisce nelle proprietà della famiglia empolese di Amedeo Del Vivo. Si struttura in un’azienda agricola, poi decaduta. Rimane in attività per alcuni anni come sede di eventi e cerimonie. Alla fine finisce però nelle mani del Tribunale. Fatto sta che dall’inizio del Duemila la villa e i suoi annessi si trovano in uno stato d’abbandono, nonostante il grande valore storico e artistico e la tutela della soprintendenza.
L’asta
Qualcosa però potrebbe cambiare a breve: la bella e abbandonata villa La Bastia – tutta intera, compresa la parte boschiva intorno – è in vendita all’asta giudiziaria alla cifra di 574mila euro. O meglio, c’è tornata. La procedura si era tenuta già l’anno scorso, quando il complesso era acquistabile a poco più di un milione di euro. La villa evidentemente non ha trovato acquirenti. Stavolta la base minima per le offerte è quasi la metà (574mila euro appunto). L’asta vera e propria – tradizionale, con la “classica” alzata di mano per ribattere l’offerta – è in programma per il 24 aprile, mentre le buste con le offerte dovranno essere inviate entro le 12 del 22 aprile. Insomma tempo ce n’è.
Le condizioni
Dopo decenni di abbandono la villa – come si legge nella scheda descrittiva sui siti che si occupano di vendite del settore – è in uno stato definito scadente. In alcuni locali non è stato possibile nemmeno effettuare il sopralluogo. Ma tra rovi, cespugli e arbusti – che di fatto hanno completamente invaso le parti esterne – l’edificio conserva ancora la sua antica bellezza, su una superficie che, insieme ai terreni, si estende su oltre 1.700 metri quadrati. La sfida qui, più che nel prezzo iniziale, sta nell’avere un’idea su come ri-destinare un patrimonio importante per la zona, un simbolo per il circondario. Il “grosso”, infatti, passerà dalla ristrutturazione. Alcune parti si sono conservate meglio, altre purtroppo no. E più passa il tempo, più incide l’azione degli agenti atmosferici. In alcune parti dell’edificio, che è a forma di “U” ed è distribuito su tre piani (oltre a quello interrato e a due torrette), sono evidenti i cedimenti strutturali dei solai, alcuni controsoffitti sono crollati a causa delle infiltrazioni d’acqua, mentre al piano terreno sono presenti vari puntellamenti delle travi di copertura. In un fabbricato adiacente – si spiega nella scheda descrittiva – il tetto è stato sostituito provvisoriamente con una struttura di lamiera grecata. Dentro però sono ancora visibili, dipinti sulle pareti e fianco di finestre da cui fa capolino la vegetazione esterna, bellissimi paesaggi neoclassici, antiche rovine, palme e atmosfere bucoliche.
La storia
Eppure quel luogo di storia ne ha da vendere. La villa, è vero, risale al Cinque-Seicento, ma lì prima, in epoca medievale sorgeva un fortilizio: in mezzo a carte e testimonianze c’è il riferimento a un edificio militare a guardia del passaggio tra l’antico ponte d’Elsa e la strada Pisana. Al tempo era una postazione strategica e la torre era stata costruita a difesa della pianura empolese, vicina a un crocevia di strade al confine tra il territorio pisano e fiorentino. E ancora nel Cinquecento erano visibili le tracce di questa sua origine militare: allora la villa fu confiscata a Puccio Pucci, che appunto si schierò dalla parte “sbagliata”, contro i Medici, perdendo così il possedimento, subito inglobato nel patrimonio fondiario dell’ordine religioso-militare dei Cavalieri di Santo Stefano. Arrivano poi i conti Orlandini, a metà Seicento. Saranno loro a dare una “rimodernata” all’immobile, ma è a inizio Settecento che la villa assume tutte le caratteristiche per diventare una residenza signorile che si rispetti. A metà Ottocento poi la proprietà passa a Amedeo Del Vivo, figura di spicco nel panorama economico empolese. Anche in questa fase futuro realizzati diversi lavori che hanno poi portato la villa allo stato attuale. Un gioiello architettonico da salvare.
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