Gioco
Empoli, il borgo del Pontormo chiede più attenzione
Passarella: «Quel museo sempre chiuso non ci aiuta» Caputo: «Subiamo la forte concorrenza dei supermercati»
EMPOLI. «Mi dia quattro hamburger», chiede Michela al bancone della macelleria di Pontorme. Nel frattempo la porta si è aperta più volte ed è entrata una mamma col figlio piccolo, un ragazzo, un’altra signora. «Anche tu qua, come stai»? Si salutano mentre aspettano il loro turno, d’altronde lì, alla frazione, si conoscono un po’ tutti. «Pontorme – dice la mamma col passeggino – è un borgo a cui non manca nulla. Ha tantissime potenzialità, negli ultimi anni molte case sono state ristrutturate e sono venuti ad abitarci diverse coppie giovani. Siamo valutati come centro storico però non ci sentiamo valorizzati dall’amministrazione. Manca chi manda la pattuglia, chi investe, chi tiene pulito il quartiere. Ci dobbiamo pensare noi», sottolinea mentre aspetta il suo turno. È d'accordo, annuisce Michela Rossi, che da sempre abita nel quartiere.
"La svegliata”
«Qui serve una “svegliata”. Raccontiamo gli stessi problemi da vent’anni, ma da fuori non arrivano risorse». Problemi che iniziano – secondo i residenti – dalle attività di spaccio di sostanze stupefacenti. «Li notiamo anche la mattina davanti alla chiesa, ma soprattutto al giardino delle Mura dopo le 22 di sera. Abbiamo segnalato – sottolinea Michela – ma di più non possiamo fare». C’è poi la questione, ormai annosa, dei parcheggi. Troppo pochi quelli nel quartiere, col risultato che è difficile, a volte impossibile, trovare posto alla propria auto nelle vicinanze se non a prezzo di girare e girare senza mai abbandonare la speranza. Questo per i residenti, «figurarsi per chi lavora nelle botteghe, nelle attività commerciali, al nido o alla scuola elementare. Tutte realtà che portano movimento nella frazione», aggiunge Michela. Insomma, come servizi lì non mancherebbe nulla, «ma ci vuole un po’ di buona volontà». In realtà «diverse persone – spiega la titolare dell’alimentari lì davanti, Anna Fulignati – mettevano la macchina al parcheggio vicino al cimitero, ma il giorno successivo trovavano spesso le auto danneggiate o spaccate. Ora l'area è più illuminata, ma resta comunque poco utilizzata».
Il museo
«E il museo del Pontormo sempre chiuso?» Aggiunge il titolare della macelleria Falcini, Dario Passarella, mentre taglia una bella porzione di ricotta da dare alla signora. La casa del celebre empolese sarebbe proprio lungo quella via, pochi metri più avanti. Anzi, senza il condizionale. La casa c’è, «però di fatto non è mai aperta. Come musei non c’è più nulla, eppure è ovvio che mancano i turisti se è stato fatto poco per pubblicizzare questo luogo. È un peccato», commenta Dario. «Perché, l’oratorio della chiesa è ancora inagibile?», fa notare Michela mentre prende le buste con i suoi acquisti. Il crollo di una parte del tetto avvenne nel 2020. «Da allora è inutilizzabile. Bisognerebbe valorizzare anche la chiesa», aggiunge prima di uscire dal negozio. Poi è vero, «anche se ancora circola un po’ di spaccio nell’ultimo anno la situazione è migliorata per quel che riguarda le risse che prima avvenivano in questa zona», conferma Anna da dietro al bancone del suo alimentare lungo via Pontorme. «La situazione – aggiunge – è cambiata da dopo il Covid, ed è positivo sotto diversi aspetti, ma è come se ci fosse un “coprifuoco”, dalle 20 in poi è tutto silenzio. Molto è migliorato anche in termini di traffico da dopo la realizzazione della nuova bretella che porta verso il parco di Serravalle, anche se ora non ho più nessun cliente che arriva da fuori il quartiere. Magari prima chi passava di qua e vedeva un alimentare ne approfittava per fermarsi. Niente di ché, a livello di numeri, la maggior parte viene dal quartiere, ma qualcuno in più c’era». Da circa un anno nota meno “giro” di persone anche Pasquale Caputo dell’edicola “Lo Scarabocchio”, che dà sulla piazzetta San Michele Arcangelo. «È dalle sei di mattina che sono qui, e se riesco ad arrivare a 20 euro al giorno è già tanto. La frazione – spiega – è molto vissuta, ma subiamo la concorrenza di supermercati dove puoi trovare di tutto facilmente. Circa due anni fa c’era qui vicino un negozio di abbigliamento che ha chiuso. Quasi tutte le botteghe di frazione sono in difficoltà e rischiano di sparire, di recente la situazione è peggiorata».
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