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Empoli, chiusa la Casa del Pontormo: «Aperta solo su prenotazione»

di Sara Venchiarutti
La casa natale del Pontormo
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La casa natale del Pontormo

La direttrice dei Musei: «È un luogo in cui c’è da intervenire»

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EMPOLI. Se si digita “Casa del Pontormo” su Google, si preme invio e si apre il primo risultato della ricerca, appare una scritta sconfortante: «Temporaneamente chiuso». Scegliamo di non scoraggiarci, anche perché c’è un numero fisso. Pochi squilli e dall’altra parte della cornetta si sente subito la voce di un operatore del sistema museale empolese. Che sì, conferma le informazioni di Google: la casa natale del celebre pittore Pontormo, orgoglio empolese, è aperta solo in caso di didattica o per eventi. Non si apre per il singolo visitatore che magari voleva visitare quel museo dopo una gita a Empoli o in qualche altro paese della zona turistica dell’Empolese Valdelsa. O meglio, si apre solo se si riesce a coinvolgere qualcun altro e formare un gruppo. Difficile per chi arriva dalla Francia o dall’Olanda, che pure sono i visitatori più frequenti per i musei empolesi. «La casa del Pontormo è un luogo su cui c’è da fare, in base alla disponibilità di fondi, insieme a Casa Busoni: due realtà – dice la direttrice dei musei di Empoli Cristina Gelli - in cui dobbiamo e abbiamo in progetto di fare ancora di più affinché le storie custodite al loro interno possano essere raccontate con maggiore incisività. La casa del Pontormo soffre il suo essere fuori dal circuito del centro: per i turisti è un difetto che sia a Pontorme perché per chi arriva in treno non è così semplice raggiungerla». È accessibile in questa modalità da dopo il Covid. «Ma il prossimo passo e obiettivo – annuncia Gelli – è di aprirla in modo stabile a tutti i turisti». Allargandosi all’intero sistema museale di Empoli – dalla Collegiata di Sant’Andrea al Museo del Vetro fino alla Galleria d’Arte moderna e al museo civico di Paleontologia – gli ingressi in tutto il 2023 sono stati 12mila in totale. Non è stato possibile avere i numeri scorporati per ciascuno dei sei musei che compongono la rete. Non un “pienone”, ma numeri comunque in aumento rispetto al 2022. «Registriamo un incremento dei visitatori del 15% rispetto al 2022, e le previsioni per quest’anno sono già rosee: abbiamo già raggiunto la soglia dei visitatori che avevamo l’anno scorso in questo mese», dice Gelli. Insomma, i numeri crescono. «In modo particolare d’estate. I musei di Empoli – spiega Gelli - catturano più pubblico straniero, soprattutto per la Collegiata, un museo che all’estero conoscono, soprattutto chi ha già fatto esperienze in Toscana e va a cercare il dettaglio. Ma abbiamo visto anche un aumento – anche qui del 15% - del pubblico italiano dei gruppi». Non solo. «Nell’ultimo anno e mezzo in tutti i musei del sistema – aggiunge la direttrice – c’è stata una richiesta di visite anche da scuole non di Empoli, che prima venivano di rado da noi. Ora invece rappresentano una bella costante». Appena la scorsa settimana, ad esempio, è arrivata una scolaresca da un istituto superiore di Trento. Numeri reali, quelli dei visitatori, nel senso che dopo il Covid «abbiamo scelto – spiega Gelli - di cambiare politica, aprendo lo spazio del museo solo ed esclusivamente per attività museali e para museali, comunque relative alle opere custodite all’interno. Con un riscontro positivo da parte di turisti e cittadini. Abbiamo inventato ad esempio un format per bambini della fascia 0-3 anni, il “Museo piccolo piccolo”, che ci viene chiesto di riprogettare costantemente perché soprattutto in inverno le famiglie con bimbi piccoli hanno piacere di venire al museo». Le fasce più critiche, ma dappertutto, sono invece i giovani, in particolare la fascia 25-40 anni. «Loro spesso riusciamo ad “attirarli” con iniziative dedicate, come la rassegna “Musei di gusto”». E il museo è anche un luogo didattico, dove si impara. «Lo scorso giugno per la Collegiata e il Museo del Vetro – spiega Gelli - è arrivato un significativo finanziamento per l’abbattimento delle barriere cognitive e sensoriali, e questo ha determinato la necessità di rivedere la nostra offerta in termini inclusivi. Abbiamo ripensato i progetti per le scuole in modo che tutti gli studenti potessero fare in contemporanea le stesse cose, pensando al museo come a un luogo in cui si sta bene, in senso educativo più che didattico». Ma come incrementare il numero maggiore di visitatori? «Proseguiamo su questa strada, ormai – sottolinea Gelli - abbiamo aperto le porte del museo e per i cittadini è un’abitudine viverlo come uno spazio della città. Negli ultimi mesi poi ci siamo concentrati su due grandi anniversari: quello legato al pianista Busoni e la grande mostra sul pittore rinascimentale Masolino, che aprirà tra un mese ed è pensata anche per valorizzare la chiesa di Santo Stefano degli Agostiniani, forse lo scrigno più prezioso che abbiamo in città».


 

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