Attenzione
Empoli, il Terrafino è terra di nessuno. C’è chi lo usa come discarica
La denuncia: «Arrivano di sera scaricano i rifiuti e veloci scappano via»
EMPOLI. Spesso – dice chi nella zona industriale del Terrafino ci lavora – accade la sera, o comunque nelle ore più buie. Arriva una macchina, si ferma, riparte dopo pochi secondi. E dietro di sé lascia ogni genere di rifiuto: ingombrante e non, mobili, sacchi della spazzatura, vestiario, bottiglie, travi, materiale edilizio, pure un sacchetto di plastica con dentro dei mandarini che sicuramente hanno visto giorni migliori. Sì, alcuni punti del Terrafino sono una vera e propria discarica a cielo aperto. Non dappertutto, è vero, ma lì, abbandonati sui cigli di alcune strade, si può trovare davvero di tutto.
Si prenda ad esempio un tratto di via Partigiani d’Italia. Poco vicino alla carreggiata, in mezzo all’erba, svetta – in verticale – un mobile ancora bianco, un bel po’ ammaccato. A fianco gli fa compagnia un altro pezzo di mobile, stavolta in legno, di cui è rimasta solo la cornice esterna. Disteso c’è invece un oggetto che potrebbe sembrare a prima vista - chissà - un deambulatore, nemmeno troppo malmesso. E impilate ci sono delle travi bianche, un contenitore di metallo con dentro dei cavi, sacchi di plastica bianchi al cui interno fanno capolino dei materiali edilizi. Non mancano i classici sacconi neri, chiusi anche con una certa attenzione. Vicino c'è una borsetta nera, pure in buone condizioni. I rifiuti, oltre a essere volati causa vento sulla strada, si sono impigliati sui rami, altrimenti spogli, degli arbusti. Dietro, un po’ nascosti, ecco lo scheletro di quello che fu un televisore e una struttura di legno verticale su cui c'è ancora uno specchio. L’altro punto critico è a pochi passi, a una piazzola di sosta lungo via Primo Maggio dove spesso si vedono parcheggiati i camion. Dietro a una rete di metallo – già quella piuttosto malmessa – la parte iniziale del campo è invasa dai rifiuti. I più vecchi – un po’ anneriti - formano un “letto” su cui sono state gettate soprattutto bottiglie di vetro e di plastica, lattine, barattolini e altri rifiuti di cui ormai è difficile dire cosa fossero. Fa anche bella mostra di sé una pantofola grigia. Più vicino al lato della strada un sacco, aperto, ha riversato in giro del materiale edilizio, vicino a due pannelli piuttosto grandi. Lì in quella piazzola è sempre così, assicura con un'alzata di spalle un dipendente di una delle aziende che hanno sede al Terrafino. «Forse – azzarda il collega – se mettessero dei cestini o dei cassonetti dove i camionisti possono buttare i rifiuti, la situazione migliorerebbe». È un po’ scettico un altro lavoratore della zona. «Piu che altro– spiega – è il risultato di chi viene per abbandonare i rifiuti. Ma nei quartieri industriali succede spesso così, purtroppo», conclude con un’alzata di spalle. C'è poi la viabilità: le buche, dovute al transito dei mezzi pesanti, ma soprattutto la rotonda all’altezza di via del Castelluccio. Lì c’è da tempo immemore una rotonda provvisoria, realizzata con barriere new jersey in plastica. «Capita che i camion – spiegano – percorrendo la rotonda, urtino con le ruote posteriori una di queste barriere, spaccandole. Le abbiamo trovate in giro, spostate dal vento». Alcuni cittadini segnalano poi, lungo il cavalcavia in direzione Zignago, un tratto di guardrail crollato; sono state posizionate delle barriere di metallo, ma anche una di queste è caduta giù.
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