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Ospedale di Empoli, 100 posti in più all’ambulatorio di allergologia: boom di casi di rinite provocati dal cambiamento climatico

di Sara Venchiarutti
Una veduta dell’ospedale San Giuseppe di Empoli
Una veduta dell’ospedale San Giuseppe di Empoli

Mario Filippelli, specialista in allergologia e immunologia clinica: «Nell’ultimo periodo abbiamo notato anche un aumento per la muffa sulle pareti e per la parietaria»

23 febbraio 2024
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EMPOLI. Intanto una premessa: dallo scorso gennaio l’ambulatorio di allergologia dell’ospedale San Giuseppe di Empoli ha 100 posti in più.

Se prima erano 24 al mese, ora le visite superano quota 120, oltre agli eventuali test cutanei da fare, e “attirano” pazienti anche da fuori l’Empolese Valdelsa, da Prato, Pistoia, Firenze. Anche per questo è difficile dare un numero preciso in termini di aumento o diminuzione di determinate allergie stagionali. Ma l’andamento sì, quello lo si può individuare. Così come il fatto che ormai il cambiamento climatico ha destabilizzato un po’ tutto. I pollini in teoria dovrebbero rispettare le quattro stagioni, che adesso però sono mischiate. Un giorno fa caldo anche in inverno, quello dopo torna il freddo, o le alte temperature arrivano prima del previsto e mettono in moto la pollinazione con mesi di anticipo. A tutto questo si aggiunge il problema del crescente inquinamento ambientale, altro fattore critico che può scatenare l’iperattività delle mucose nasali.

Di conseguenza «da un po’di tempo, se un anno fa più caldo, cominciamo a vedere gli effetti su chi è allergico – ad esempio – ai pollini del cipresso già a gennaio, mentre la pollinazione di questi alberi dovrebbe cominciare a marzo», spiega il dottor Mario Filippelli, dirigente medico della Struttura organizzativa complessa di medicina interna 1, specialista in allergologia e immunologia clinica e in malattie dell’apparato respiratorio all’ospedale San Giuseppe. Quei “batuffoli” bianchi che aleggiano in aria fanno capolino prima, guardati con “terrore” misto a rassegnazione da chi ne è allergico, visto che con sé portano naso che gocciola, occhi arrossati, prurito, tosse e affanno e, nei casi peggiori, asma bronchiale. Le allergie riscontrate più spesso al San Giuseppe dopo un test cutaneo o un prelievo sono quelle alle graminacee e all’acaro della polvere che, come quantità, restano pressoché stabili.

«Nell’ultimo periodo invece – avverte Filippelli – abbiamo notato un aumento dei casi di allergia all’alternaria alternata, una muffa che si sviluppa sulle pareti delle case e che porta a casi asma. In più sta prendendo campo la parietaria, chiamata anche erba vetriola, un’urticacea che si trova più spesso sui cigli delle strade, sui muri scrostati delle periferie, ed è abbastanza presente anche nei nostri territori».

Non solo. «Registriamo un aumento sostanziale delle reattività allergiche più importanti, soprattutto casi d’asma – aggiunge Filippelli – come sta aumentando la sintomatologia misconosciuta, ossia pazienti che prendono i sintomi allergici solo come qualcosa di transitorio. E c’è stato anche un aumento delle poliallergie», aggiunge Filippelli. In pratica persone che sono allergiche a più tipologie di pollini: del cipresso insieme al nocciolo o alle graminacee e così via».

Difficile trovare una causa per questi aumenti. «C’è chi li mette in correlazione – spiega Filippelli – all’uso delle mascherine durante il Covid: una volta tolte, è cresciuta la sensibilità all’esposizione a pollini e muffe. Di sicuro influisce anche l’inquinamento ambientale, che determina un aumento dell’infiammazione di tutte le vie aeree e spiega anche l’incremento delle patologie».

Le due modifiche, cambiamento climatico e inquinamento, «sono correlate perché – sottolinea – entrambe influiscono su una maggiore pollinazione e in periodi diversi, che porta a un’iperattività della mucosa che determina un peggioramento della sintomatologia».

Ecco che allora «quando una persona presenta dei sintomi sospetti – starnuti mattutini, gocciolamento, prurito e gonfiore agli occhi, tosse e affanno – è bene rivolgersi al medico di medicina generale, o a uno specialista allergologo o pneumologo».

«Bisognerebbe prendere i farmaci da banco (tipo spray nasali, antistaminici) – consiglia Filippelli – solo al bisogno e non per lungo tempo, perché tolgono il sintomo ma non lo curano. L’unico trattamento per le riniti allergiche è rappresentato dagli steroidi nasali come spray, gli antistaminici da usare appunto solo in presenza di sintomi, e le vaccinazioni sub linguali, che vanno prescritte dall’ospedale e durano per tre anni. Con quelle si può avere un netto miglioramento, fino alla scomparsa dei sintomi, anche se non si può parlare di una vera e propria guarigione».


 

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