Il Tirreno

Empoli

La polemica

Malamovida, Barnini contro Capezzone: sulle ordinanze di chiusura dei kebab scoppia la lite in tv

di Sara Venchiarutti

	Un momento della trasmissione andata in onda a Mattino 5 su Canale 5
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Un momento della trasmissione andata in onda a Mattino 5 su Canale 5

Empoli, è successo durante la trasmissione "Mattino 5". Il giornalista difende i kebabbari: «Misura sovietica». Lei: «Lo dice il Tulps...»

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EMPOLI. Prima compaiono i baffi, poi un orecchio a punta. Il collegamento da casa si oscura al passaggio del gatto del direttore editoriale di Libero, Daniele Capezzone. Ha appena finito di dire alla sindaca Brenda Barnini quanto sia «allibito» per le ordinanze che prevedono la chiusura alle 20 per tre mesi di dieci bar kebab e minimarket per fermare rissa e caos in zona stazione a Empoli.

«La sindaca pensa di essere in Unione Sovietica con queste ordinanze. Il pane a casa di queste persone – chiede in modo provocatorio – chi lo porta?». Per pochi, pochissimi secondi, si prende un po’ di fiato, si interrompe il botta e risposta tra i due, subito però preso in mano dal conduttore, Francesco Vecchi. «Così diamo il tempo a Capezzone di gestire il gatto», dice con un sorriso. Sì, la “rivolta” (pacifica) dei kebabbari di Empoli va in Tv e – gatti a parte – diventa un caso nazionale. Se ne è parlato oggi nel corso di “Mattino 5”, trasmissione di Canale 5.

La domanda, scritta in sovra impressione, è: “Empoli, la malamovida colpa dei locali?” Se lo chiede Vecchi, che dall’inizio ammette di non capire la ratio della decisione. Subito arriva la risposta di Barnini, che “sventola” il Tulps, il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, e chiama in causa la corresponsabilità delle imprese nel garantire la sicurezza. «Non è vero – ha spiegato Barnini – che gli esercenti non sono corresponsabili di ciò che accade in città. Lo dice il Tulps: i prefetti possono chiudere l’esercizio laddove all’interno o di fronte si verifichino ripetuti momenti di colluttazione. Smettiamo di dire che questo è un problema solo dell’amministrazione». Al che il conduttore invoca parole semplici, e la sindaca cita il caso del pub chiuso con un’ordinanza per 15 giorni a novembre dopo una rissa scoppiata di fronte.

«I proprietari, in dialogo col Comune, si sono organizzati e hanno preso un paio di steward che si occupano di tenere un livello di quiete e di decoro anche negli spazi fuori. Vuol dire che anche i provvedimenti restrittivi servono per avviare un percorso di condivisione e corresponsabilità». «Credevo che la corresponsabilità fosse pagare le tasse», commenta il conduttore dallo studio. E di nuovo si ricorre al Tulps: «La responsabilità della sicurezza è a capo del commissariato, ma il Tulps – sottolinea la sindaca – definisce in maniera chiara il fatto che per ragioni di ordine pubblico anche la libertà può essere limitata. L’ha scritta il Parlamento, e ci sarà una regione». Ma qui è «una questione di approccio», sottolinea Capezzone. E al di là di come la si possa pensare, in effetti il “caso Empoli” chiama in causa elementi di riflessione più ampi. La libertà dell’iniziativa privata e i suoi "confini" nella collettività, ma anche di chi sia – e fino a che punto – la responsabilità nel garantire sicurezza e decoro. Intanto rincara Capezzone: «Pensa di essere in un Paese in cui il Comune è proprietario della proprietà privata, per cui se c’è un problema ti chiudo? La soluzione è prendete la sicurezza? E chi paga?». E, visto che la pattuglia lì passa ogni sera, «come fanno a risolvere il problema i titolari degli esercizi?» aggiunge il conduttore. «A monte – risponde la sindaca – c'è un problema di totale liberalizzazione del commercio, senza regole».
 

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