Il Tirreno

Empoli

Il progetto flop

Scuola, lo spreco della ciclostazione di Empoli: costata 130mila euro, nessuno la usa

di Sara Venchiarutti
La ciclostazione di Empoli realizzata per servire tre istituti superiori di Empoli
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La ciclostazione di Empoli realizzata per servire tre istituti superiori di Empoli

I presidi: realizzata senza consultarci, qui gli studenti non vengono in bici

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FIRENZE. Un po’– dicono le tre scuole coinvolte – ci sono dei problemi di gestione: chi fa cosa, e come rientra nelle mansioni del personale scolastico. Un po’c’entra la sicurezza: “location” non troppo adatta, zero piste ciclabili e cantieri. Fatto sta che l’Iti Ferraris – Brunelleschi, l’Iis Pontormo e il Fermi – Da Vinci hanno risposto – chi più, chi meno – con un “no, grazie” alla ciclostazione della Città Metropolitana nel polo scolastico di via Sanzio. Peccato che sia già stata costruita la scorsa estate, una delle sette nel territorio metropolitano, per entrare in funzione quest’anno scolastico. Importo complessivo: circa 920mila euro di fondi ministeriali. Diviso sette: oltre 131mila euro che ad ora a Empoli stanno prendendo polvere.

«Sprecati», commenta una studentessa del Ferraris mentre svelta sta entrando a scuola, la campanella già suonata. Le si affianca un compagno. Si ferma, guarda la ciclostazione. «Più volte, per curiosità, ho cercato di aprire la porta, ma è sempre chiusa. E vuota». Basta svoltare l’angolo sulla stradina che porta al parcheggio ed eccola lì, metallo marrone e vetro. Ottanta posti per biciclette e monopattini su due livelli grazie a un sistema elettrico. Dentro tutto è in ordine. Semmai a rivelare l’abbandono è il pavimento, un mix di cartacce (poche) e foglie secche (tante). Fuori c’è anche un punto per le riparazioni con l’occorrente per gonfiare le gomme, i fili sparsi. Ma se fosse accessibile? «Non la userebbe comunque nessuno», risponde senza tanti giri di parole un ragazzo del Pontormo. L’amico a fianco fa un sorrisetto, indica le rastrelliere delle biciclette accanto.

«Guardi quanto sono piene. Ci sono sì e no tre bici, in pratica sono vuote». E non è solo oggi. «Qua nessuno viene a scuola in bici». Non ci sono le piste ciclabili, spiegano, ma tanti poi vengono da fuori, da lontano. «Sarebbe infattibile». A questo punto, visto che c’è, «potrebbero almeno aprirla e metterci dei tavolini. Manca un’area chiusa dove poter passare la ricreazione, e quando piove è un problema», dicono due studenti del Ferraris. E sì, è perché «i nostri studenti usano soprattutto altri mezzi di trasporto», conferma la dirigente scolastica Grazia Mazzoni che al Ferraris–Brunelleschi dei badge (gratuiti) per usare la ciclostazione non c’è nemmeno l’ombra. Le scuole aderenti avrebbero potuto ritirarli da quest’anno scolastico e distribuirli agli studenti. «L’istituto – continua Mazzoni – ha la possibilità dell’uso della ciclostazione ma i badge da noi non sono ancora funzionanti: gli studenti arrivano a scuola soprattutto in autobus. Cerchiamo di incentivare l’uso della bicicletta con un progetto interno alla scuola sulla ciclofficina, dove i ragazzi possono riparare le biciclette del personale scolastico».

Discorso simile al Pontormo: «Le rastrelliere esterne le abbiamo, ma non sono usate», dice la dirigente Filomena Palmesano. Lei aveva espresso le sue perplessità ancora prima che la ciclostazione venisse realizzata. E lo aveva fatto sapere – aggiunge – alla Metrocittà.

«L’iniziativa – spiega – è giusta, ma quella non è una collocazione adatta: troppo vicina all’uscita delle classi e non centrale rispetto al polo scolastico. Il progetto è stato fatto «senza un parere di efficacia degli istituti in quanto manca una ciclabile che porta alle scuole. Poi la stradina di via Bonistallo (uno degli accessi) è potenzialmente pericolosa, troppo stretta: lo abbiamo già segnalato ai tecnici». Senza contare i cantieri ad ora presenti. «La mia – aggiunge la dirigente – non è una contrapposizione, ma è una questione di sicurezza e di opportunità, oltre che gestionale. Siamo tre scuole, ma chi fa cosa? Ci dovrebbe essere un regolamento sottoscritto in cui si dice cosa è compito di chi e anche il personale di cui avremmo bisogno. Per noi sarebbe complicato gestirla: non rientra tra le mansioni del personale scolastico, ed è un incarico aggiuntivo».

Tutte criticità condivise da Gaetano G. Flaviano, dirigente scolastico al Fermi. «Non ho aderito, chiarisce subito – e se me lo avessero chiesto, avrei detto che non ero d’accordo, i bisogni sono ben altri». Anche da loro sono state recapitate le chiavi della ciclostazione. «Le abbiamo ancora noi? » chiede a un collaboratore. «Sì? Beh, allora non sono mai venute a riprenderle. Ho fatto un decreto – spiega il dirigente – con le motivazioni per cui ho rimandato al mittente la gestione e le chiavi. Il ruolo da dirigente non prevede che debba gestire né parcheggi, né ciclostazioni. E di competenze ne abbiamo già troppe».


 

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