Sicurezza
Lorenzo, l’empolese re dei Lego a 19 anni: «Con i mattoncini riproduco le bellezze della Toscana»
Sta facendo il giro delle mostre in tutta Italia: la prossima sfida? «Ponte Vecchio, ce la farò»
EMPOLI. Per mesi Lorenzo è andato di continuo in piazza dei Leoni. Cellulare alla mano, ha scattato tantissime fotografie: degli edifici, della Collegiata, di qualsiasi dettaglio. Poi, a casa, “pescando” da un numero sterminato di mattoncini Lego, sul tavolo ha pian piano fatto prendere forma ai tetti rossi, alle facciate bianche e verdi, al carretto dei gelati Sammontana, ai leoni che fanno la guardia ai piedi della fontana e al ciuco alato che scende dal campanile mentre decine di empolesi e figuranti in abiti d’epoca guardano in su. Tutto è iniziato in un giorno qualunque, un giorno di lockdown nel 2020. Il 19enne empolese Lorenzo Vezzi ha un’idea: «Babbo, ricostruirò Piazza dei Leoni con i mattoncini Lego».
Una “bischerata”, pensa subito il papà. E invece no. Pezzettino dopo pezzettino (60mila in totale), dopo un anno e mezzo, nel luglio 2021, la piazza è finita: 2,20 metri per 1,20, tre lati visti da quello di Palazzo Ghibellino. «Scelsi questa piazza – racconta Lorenzo – un po’ perché è il luogo degli empolesi per eccellenza, e un po’ perché ospitò una delle prime mostre della Lego che vidi». E da allora la piazza ha fatto il giro d’Italia. Un “pezzo” di Empoli ammirato da migliaia di persone. «In tanti ci dicevano quanto fosse bella», racconta Lorenzo insieme al babbo Marco, che lo ha sempre accompagnato alle mostre Lego lungo la penisola. Che in totale sono state ben 25 in tutto il centro-nord: da Genova a Torino, da Bologna a Modena, Bergamo, Montichiari, Verona e ancora Sondrio, Desenzano del Garda, Roma. Le uniche tre tappe toscane a Firenze, Pisa e Casciana Terme.
«Abbiamo varcato l’Appennino 22 volte», dice Lorenzo. E ora è pronta anche un’altra realizzazione: una riproduzione a 360 grandi del celebre Ponte Vecchio di Firenze. Sempre, ovvio, con i mattoncini Lego. «È la prima in assoluto. Non lo aveva fatto ancora nessuno perché è difficile. Il problema – spiega Lorenzo – sono le arcate: devi trovare il modo per sorreggere il peso sovrastante». Ed ecco le finestre delle botteghe orafe che si affacciano sull’Arno azzurro, i turisti che ammirano il panorama dalle arcate centrali, il terrazzo “sommerso” dalle piante e dalle rose. Poi, non appena scende buio, le luci si accendono e si illumina anche il Corridoio Vasariano. Sì, c’è tutto, anche l’impianto di illuminazione. Stavolta i pezzi sono 34mila e 630. «Mi ci sono concentrato da quando, a luglio, ho finito le superiori (liceo artistico) – racconta Lorenzo – fino alla fine di settembre». In quei tre mesi a suonare il campanello di casa Vezzi sono stati 42 corrieri, uno ogni due giorni. Ora il Ponte sarà presentato – per la prima volta – alla mostra Mei di Verona il 9 e il 10 marzo, una delle più importanti. Una passione, quella per i mattoncini Lego, nata tanti anni fa, cominciata con le prime scatole Lego e i modellini delle automobili. Poi, via via «mi sono cimentato con realizzazioni più impegnative», spiega il 19enne. La svolta con le prime mostre, nel 2015. «Lì – continua – ho capito che potevo anche inventare». E da allora Lorenzo non si è più fermato. Perché sì, di “già pronto” non c’è nulla. Entri nel mondo “parallelo” dei pezzi sfusi, in cui devi capire cosa ti serve e come assemblarlo. «Anche i leoni della piazza non esistevano: li ho fatti io prendendo dei pezzi arcuati da un vecchio set della Lego».
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