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Quadri sequestrati a Sgarbi, anche un toscano fra gli esperti che valuteranno i dipinti
Il professore, 73enne, si è laureato nel 1977 discutendo una tesi proprio su Rutilio Manetti pittore del Seicento e autore di una delle opere in possesso del sottosegretario alla Cultura
CERTALDO. Nella vicenda che vede nell’occhio del ciclone il sottosegretario alla cultura e critico d’arte Vittorio Sgarbi, messa in risalto dalla trasmissione televisiva Report e dal Fatto Quotidiano, per la proprietà di 2 quadri che potrebbero risultare trafugati, sta assumendo sempre più un ruolo centrale e di supervisore il professore Alessandro Bagnoli, certaldese.
C’è anche la sua persona, con tutta la sua competenza e conoscenza, che da quasi un mese sta animando il dibattito attorno a 2 quadri di rilevanza internazionale che secondo Bagnoli potrebbero essere autentici. Il primo caso in ordine cronologico riguarda una inchiesta aperta a Macerata, in merito a un quadro che sarebbe stato rubato in Piemonte ed esposto a Lucca 3 anni fa. L’autore di questo quadro sarebbe il senese Rutilio Manetti, pittore del Seicento e autore de’La cattura di San Pietro’. Un quadro che il professor Bagnoli sostiene essere l’originale con l’aggiunta di una candela a diversificare quello trafugato. Tra l’altro il professor Bagnoli conosce molto bene l’autore Rutilio Manetti, in quanto nel 1977 si è laureato alla facoltà di lettere e filosofia dell’università di Siena, discutendo una tesi proprio su di lui.
Il dipinto è stato sequestrato il 12 gennaio dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale nell’inchiesta della Procura di Macerata che vede indagato il sottosegretario per riciclaggio di beni culturali. Sgarbi, che ha consegnato spontaneamente la tela, sostiene che il quadro è suo e che venne rinvenuto in un immobile a Viterbo acquistato dalla fondazione Cavallini-Sgarbi. Nei giorni scorsi poi un nuovo filone di un’altra inchiesta che vedrebbe coinvolto sempre lo stesso critico d’arte in merito a un quadro, attribuito a Valentin de Boulogne, considerato il più importante caravaggesco.
Secondo il professor Alessandro Bagnoli, che ha visionato personalmente l’opera, ha spiegato che «il dipinto potrebbe essere l’originale, un quadro che dovrebbe essere tra quelli esposti agli Uffizi».
Una passione per l’arte che il professor Bagnoli, 73enne, ha coltivato sin da piccolo, dai tempi dell’asilo e delle scuole elementari all’istituto Maria Santissima Bambina di Certaldo. Dal 1979 al 2015 è stato redattore e segretario di redazione di’Prospettiva’, Rivista di storia dell’arte antica e moderna, dell’Università di Siena, divenendone il direttore dal 2016. Dal 1980 è stato funzionario della Soprintendenza a Siena, svolgendo vari incarichi di tutela nel territorio senese e grossetano. È stato direttore dell’Ufficio vincoli dal 1980 al 2018. È stato direttore del Laboratorio di restauro della Soprintendenza e vicedirettore della Pinacoteca Nazionale di Siena, dal 1980 al 2010. Per conto della Soprintendenza e in accordo con le varie istituzioni locali responsabili ha curato l’ordinamento e l’allestimento dei sottoelencati musei: Museo civico e d’arte sacra di Colle di Val d’Elsa (1994); Museo della Collegiata di Casole d’Elsa (1996, 2001 e 2010); Museo civico e diocesano d’arte sacra di Montalcino (1997); Museo diocesano di Siena (1999); Museo d’arte sacra di Massa Marittima (2005) . Adesso quindi occorrerà capire l’esito delle perizie attorno ai 2 quadri che permetteranno di dare tutte quelle risposte a una vicenda che ormai, da quasi un mese, sta interessando il dibattito ad alte sfere e che vede un professionista del territorio in campo per dare con la sua opinione di studioso una analisi dettagliata in merito ai 2 quadri.
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