Sicurezza
Empoli, la stazione fa paura: meglio scendere a Montelupo. La designer-pendolare: «Di notte tanti ubriachi. E se urli chi ti sente?»
«In tanti evitano la stazione di Empoli, e spesso nel vagone ci ritroviamo in pochi». La 33enne Giois Carpi racconta l’incubo di dover rientrare a casa la sera tardi col treno
EMPOLI. A un certo punto il treno che da Firenze porta a Empoli si svuota. Accade soprattutto dopo le 22. E accade alla stazione di Montelupo. «All’inizio non capivo il perché: alla fine mi hanno spiegato che molti da Empoli preferiscono lasciare la macchina al parcheggio lì e prendere il treno a Montelupo. Così al ritorno scendono in quella stazione ed evitano di scendere a Empoli, preferendo arrivarci in macchina», spiega la 33enne Giois Carpi, che abita a Empoli e lavora come designer di scarpe a Lamporecchio.
Proprio per il suo lavoro le capita spesso di viaggiare: Roma, Milano. E di dover rientrare tardi la sera col treno. Quella soluzione, scendere a Montelupo, la capisce, perché arrivare dopo cena alla stazione di Empoli le fa paura. E per raggiungere la propria auto il prima possibile è capitato anche di correre.
Ma quella di Montelupo è una soluzione «impraticabile per me: un po’ per gli orari, un po’ perché mi devo assentare per diversi giorni, e non posso lasciare lì la macchina per troppo tempo».
E quando sa che, tornando da un viaggio di lavoro, il suo treno si fermerà alla stazione di Empoli dopo le 22, l’ansia comincia già a salire. «Mi sento insicura, in soggezione. Sei completamente da sola con persone ubriache che bevono all’ingresso della stazione, nel parco, oppure spacciano. Se succede qualcosa, puoi pure urlare ma chi sente?» Eppure Carpi non ha alternative: quella tratta la deve fare, e di frequente anche. «E anche per quello ti senti in gabbia».
«Sul treno di ritorno, verso le 22 – racconta – spesso dopo Montelupo alla fine ci ritroviamo in pochissimi dentro il vagone». E anche questo fattore contribuisce in parte a rendere l’intero viaggio di ritorno un incubo.
«Trovo assurdo – si sfoga – che una città come Empoli debba avere questi problemi». E intanto il rientro a casa dalle trasferte sì, fa davvero paura. «Poco tempo fa – racconta – sono tornata tardi e dovevo fare il sottopasso per uscire dalla stazione. Eravamo solo io e un’altra signora. Subito ci siamo imbattute in una donna che non stava bene, aveva una bottiglia di vino in mano. Lei saliva le scale, e si è messa distesa su una panchina. Usciamo, e sulla destra, sul primo binario, arriviamo alla sala d’attesa. Sembrava ci fosse una sorta di party, con gente distesa per terra, gente che beve bottiglie, come fosse un bar».
Non va meglio il tragitto per prendere la macchina: «Ho smesso di metterla al parcheggio multipiano perché lì sotto – spiega – ci si accampano con i materassi e di notte tornare da sola non è per niente sicuro. Ora lascio la macchina dalla parte opposta, verso Ponzano. Passo dalle scalette, lì davanti c’è il Parco della Rimembranza. È tutto molto buio, non ci sono luci, e anche lì ho trovato uomini di diversa età che bevevano, mi guardavano. Ti mette molta soggezione. Poi sono arrivata alle scale di ferro e anche lì, nel sottoscala, mi sono imbattuta in due persone che molto probabilmente spacciavano. Ho iniziato a correre e quando sono tornata a casa ho pensato: “no, così è una situazione invivibile”».
E questo non è il tragitto di una sera. È la stessa storia, tutte le volte. «La sera non sai nemmeno più che strada fare. Credo che si sentirebbe a disagio anche un ragazzo. La stazione ormai è abbandonata, da quando ha chiuso anche l’edicola è proprio vuota».
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