Il Tirreno

Empoli

La tragedia

Empoli, morto a caccia: era uno della Banda Bassotti. L’amico: «Un gruppo esperto, non mi capacito»

di Sara Venchiarutti
Empoli, morto a caccia: era uno della Banda Bassotti. L’amico: «Un gruppo esperto, non mi capacito»

Romano Filippetti, 65 anni, ha perso la vita durante una battuta di caccia al cinghiale: a sparare un compagno

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GAMBASSI TERME. Li chiamavano la Banda Bassotti, i loro compagni di caccia, quando li vedevano arrivare tutte e tre insieme. Quando Romano Filippetti, il 65enne in pensione che ha perso la vita durante una battuta di caccia al cinghiale domenica pomeriggio, arrivava insieme al il cognato e al fratello, carabine in spalla.

La caccia era la grande passione di Romano, residente a Empoli da anni ma originario di Casola in Lunigiana. Ed è durante una di quelle giornate che tanto amava che ha perso la vita, colpito per errore da un colpo partito da un suo compagno. La caccia, ma anche la famiglia. La moglie, il figlio – con lui al momento della tragedia -, e quel nipotino che appena due anni fa lo aveva reso nonno.

La Procura di Firenze ha già aperto un fascicolo sulla vicenda, anche se al momento non ci sarebbe ancora il capo d’imputazione. La dinamica, secondo una prima ricostruzione dei Carabinieri, intervenuti sul posto, è ancora da chiarire. Va stabilito se il colpo abbia raggiunto l’uomo direttamente, o se invece si sia trattato di un colpo di rimbalzo. Quel che è certo è che si è trattato di un incidente. E che «Romano era un cacciatore esperto», assicura l’amico e compagno di caccia Francesco Frambusto. Così come «era un cacciatore esperto l’uomo che ha sparato», residente nel comune di Palaia. «Sono convinto – spiega Frambusto – che Romano si sia trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non mi capacito di come sia potuto accadere, visto che è una squadra che va a caccia da 25 anni. Sono entrambi miei cari amici: sia Romano, che conosco da 10 anni, sia la persona che ha sparato. E anche tra di loro erano amici».

Prima Romano faceva parte della squadra di caccia “La Striscia”, associata successivamente al club “Veleno”.

E ai compagni di caccia le due parole che vengono in mente subito, quando si parla di Romano, è gentilezza e disponibilità. «Era una persona gentilissima, disponibilissima, molto legato anche alla famiglia, alla moglie. Un caro amico, un grande personaggio. Non potevi non volergli bene».

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