Il Tirreno

Empoli

Il reportage

Empoli, siringhe e sporcizia nei parchi: «Qui mio nipote non lo porto»

di Sara Venchiarutti
Bottiglie al Mariambini (fotoservizio Juri Autovino)
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Bottiglie al Mariambini (fotoservizio Juri Autovino)

L’assessore Marconcini (Ambiente): «Faremo più attenzione. I giardini vengono puliti ogni giorno, ma i cittadini segnalino il più possibile»

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EMPOLI. «Portare il bambino qui a giocare? Assolutamente no». La scena, in effetti, poteva ingannare. L’empolese in pensione Massimo Cecchi ha appena finito di sistemare il nipotino sul passeggino. Si è fermato nell’area attrezzata del Parco Mariambini solo per caso, nel senso che «siamo qui perché siamo stati dal fioraio», spiega. Oppure «ci passiamo per andare al mercato». Altrimenti no, il bambino a giocare lì non lo porta. Ed è un peccato, perché «sarebbe una valvola di sfogo importante, ma per terra c’è sporco, si trovano anche siringhe».

Basta poi fare un giro, inoltrarsi nell’area verde come ha fatto Il Tirreno ieri mattina, per capire il perché: nel “migliore” dei casi si tratta di vetri rotti, o bottiglie di birra abbandonate. Se poi ci si addentra ancora di più, allontanandosi dal percorso ciclabile, non serve nemmeno cercare con troppo accanimento per trovare, adagiata su un letto di foglie, una siringa.

Lì l’uso di sostanze stupefacenti, quando scende la sera, non è difficile da immaginare. «Questo parco – conferma Cecchi – non è sicuro, è mal frequentato soprattutto di notte». Ma non solo: «Un po’ di tempo fa – racconta – è stata aggredita e derubata una signora: erano le 9 di mattina». Il problema principale però è la mancanza di illuminazione. «È illuminato solo il vialetto. All’imbrunire qui non ci si viene, è tutto buio. Si potrebbe aggiungere qualche lampione, oltre a qualche telecamera in più. Per terra troviamo spesso rifiuti, siringhe, le persone mangiano qui e lasciano tutto in terra».

E sì, effettivamente era così anche ieri mattina: sacchi della spazzatura, cartoni, pure una persiana verde mezza sgangherata, recipienti. Per non farsi mancare nulla anche una specie di piccolo “silos” della birra, proprio di fronte agli uffici che si affacciano sul parco. Poi il bidone era evidentemente già pieno, quando qualcuno ha pensato di lasciare sopra e a fianco tre sacchetti bianchi, pieni di spazzatura. Poco più in là ci sono pure i ferri e i resti arrugginiti di un barbecue. E, sotto a un tombino mezzo spostato, ecco il sacco della carbonella per fare il fuoco e cucinare la carne. C’è tutto l’occorrente insomma. Accanto una ruota di una bicicletta. Ma quello del Parco Mariambini non è l’unico caso. Basta spostarsi verso la stazione, e andare al Parco della Rimembranza. Telecamere ben puntate sull’area giochi, sulla strada ombreggiata che attraversa il parco. Sembra andare tutto bene. Poi si guarda oltre la siepe, quella che delimita il parco dai binari: bottiglie, spazzatura varia, sacchi dell’immondizia blu e neri. E sempre loro, le siringhe.

Le stesse che si trovano se ci si sposta nell’area verde di via Cantini: lì, nel parcheggio a fianco, sono appena le 11 di mattina, eppure ci sono già persone che arrivano, si siedono, e lasciano dietro di sé le cartine della confezione della siringa – e la siringa stessa – in bella vista sul muretto, vicino alle macchine. Un’utilitaria bianca arriva, spegne i vari, il proprietario scende. «Qui è sempre così», commenta, non si stupisce nemmeno più. Davanti al parabrezza c’è un materasso, dei sacconi abbandonati: probabilmente un bivacco.

Sulla pulizia dei parchi pubblici «ci metteremo maggiore attenzione», assicura l’assessore al verde Massimo Marconcini. «Si tratta di intensificare la pulizia dei parchi che – continua – se vissuti producono sempre sporcizia, anche li puliamo sempre, ogni mattina. Per le siringhe la questione è più complessa: c’è un servizio apposito, non possono essere tolte da chiunque, senza fare attenzione. Appena un cittadino ce le segnala, partiamo subito con la rimozione. Per questo invito chiunque veda queste situazioni a segnalarci – tramite whatsUrp o gli uffici preposti».

 

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