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Empoli, goleada vergogna fra Giovanissimi: la partita finisce 30-0. L’allenatore: «Piangevano tutti»

di Francesca Bandinelli
Empoli, goleada vergogna fra Giovanissimi: la partita finisce 30-0. L’allenatore: «Piangevano tutti»

Il Limite sconfigge la Cerretese. Il racconto del mister Tommaso Pepe: «Umiliazione enorme». La Figc: suggeriamo di far girare il pallone, dando spazio a tutti. Difficile cambiare la formula dei tornei

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EMPOLI. «Dopo dieci minuti eravamo già sotto di sei gol: l’umiliazione finale è stata enorme. Non so nemmeno più quanto sia finita la partita, se ne abbiamo presi 29 o 30. I ragazzi alla fine piangevano: ho preso il portiere da una parte, gli ho detto che le lacrime non servivano. Siamo scesi in campo, abbiamo chiesto “scusa” ai nostri tifosi e da qui ripartiremo». Tommaso Pepe è il responsabile dei Giovanissimi B della Real Cerretese, squadra che, tra le mura amiche, è stata surclassata dal Limite e Capraia.

È lui a raccontare il sabato surreale vissuto dai suoi giocatori, anche se un risultato tanto eclatante non è certo una novità per la categoria. È successo al Malmantile, schiantato 18-1 dal Fucecchio alla prima giornata, e pure alla Ginestra, che con la Lastrigiana ha perso 13-0. La passata stagione, tra le partite col risultato più eclatante, ci fu quella dell’Affrico contro Albereta Nave finita 32-0, ma nonostante tutto la Federazione ha deciso di non cambiare format. «C’è una prima fase provinciale – ci spiega Enrico Gabbrielli, coordinatore del settore giovanile e scolastico del comitato regionale toscano della Figc -, piuttosto eterogenea, poi da gennaio il cerchio si restringe con le squadre accoppiate in gironi di merito. Non abbiamo ritenuto corretto operare preventivamente, perché è giusto che le varie società possano misurarsi sul campo. Le “selezioni sulla carta” non piacciono, rischiano di essere motivo di penalizzazione per la società che, facendo crescere i propri ragazzi, può arrivare a mettere insieme una squadra. Non vogliamo “dissanguare” i club».

Il rischio è che, alla fine, possano essere gli stessi genitori a decidere di far cambiare maglia ai propri figli, ingolositi dalla partecipazione ad un campionato. «Detto questo – continua Gabbrielli -, non mancano gli strumenti per evitare risultati tanto plateali. Nelle varie riunioni che portiamo avanti, c’è sempre spazio per parlare di situazioni simili. Diamo a tutti indicazioni didattiche e metodologiche, che non devono essere considerate regole quanto suggerimenti rivolti ai tecnici. Per esempio, di fronte ad una valanga di gol, invitiamo a far giocare a due tocchi. Oppure far girare di più il pallone, lasciando spazio a tutti i ragazzi e garantendo un minutaggio minimo a ciascuno».

La prima difficoltà con cui, spesso, le società si trovano a fare i conti sono i numeri di tesserati: ci sono realtà che contano centinaia di iscritti – il Limite e Capraia, per esempio, ne ha tantissimi – e altre che invece fanno di necessità virtù. «La Federazione – continua il dirigente della Real Cerretese Pepe – dovrebbe intervenire: non si possono mettere a confronto realtà tanto diverse. La Cerretese, per esempio, tra Giovanissimi B e scuola calcio conta meno di 70 iscritti, niente rispetto ad altre realtà. Una soluzione potrebbe essere quella di puntare ad un campionato con gironi composti da meno squadre. Partite con risultati talmente eccessivi sono da diverso tempo a questa parte quasi una costante, ma va trovato il modo di arginare il fenomeno».

Sì. Perché, il calcio è prima di tutto emozione e divertimento. Conta il gol, è chiaro, ma il sorriso di un bambino nel rincorrere un pallone vale molto, ma molto di più. In Spagna, qualche anno fa, c’è stato chi, come il Serranos, ha deciso di rimuovere l’allenatore dal suo incarico dopo l’umiliazione inflitta agli avversari dopo un 25-0. La via di mezzo può diventare il gusto compromesso. 
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