Il Tirreno

Empoli

Lotta allo spaccio

Gambassi, dal bosco spunta una piantagione di marijuana. Due in manette

di Paolo Nencioni
Il bivacco messo in piedi dai due albanesi e la droga messa a essiccare
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Il bivacco messo in piedi dai due albanesi e la droga messa a essiccare

I carabinieri sequestrano 35 chili di droga

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GAMBASSI. Hanno esportato nei boschi di Gambassi il “modello albanese” della coltivazione di marijuana, ma alla fine hanno dato nell’occhio, sono stati scoperti e ora meditano sul da farsi nel carcere di Sollicciano. In manetta, sabato pomeriggio, sono finiti due albanesi di 29 e 46 anni, fermati con le accuse di produzione di sostanze stupefacenti, ricettazione e porto abusivo di armi.

Ufficialmente si è trattato di un controllo casuale, anche se tutto lascia pensare che la vasta piantagione di marijuana scoperta dai carabinieri fosse stata segnalata da qualcuno che si è trovato a passare nei boschi intorno a Gambassi.

Sia come sia, i militari delle stazioni di Gambassi e di Certaldo, insieme ai colleghi dell’aliquota operativa della Compagnia di Empoli, durante un servizio di perlustrazione si sono imbattuti in un accampamento adibito alla coltivazione e alla raffinazione della marijuana. Scostando le fronde degli alberi hanno visto una prima piantagione da 350 piante e poi una seconda da 300, servite da un sistema di irrigazione che prendeva l’acqua da un vicino lago, collegato a un bivacco dove i carabinieri hanno trovato i due albanesi che gestivano (forse non da soli) la produzione di sostanza stupefacente. Lì accanto c’erano anche due fucili da caccia, che sono risultati il provento di un furto commesso a Montaione nel 2021.

Inevitabile l’arresto e la traduzione nel carcere fiorentino di Sollicciano, dopo un passaggio in caserma a Empoli per la compiuta identificazione dei due, di cui non sono stati resi noti i nomi.

I carabinieri calcolano che la marijuana, una volta immessa sul mercato, avrebbe fruttato circa 350mila euro. Oltre alle piante, infatti, c’erano già diverse buste già confezionate per un totale di 35 chili, che sono state sequestrate insieme ai fucili da caccia.

Da molti anni ormai l’Albania si è guadagnata il titolo di di “Afghanistan d’Europa” per la massiccia produzione di marijuana destinata all’esportazione. Se l’hashish arriva principalmente da Libano, Marocco e, appunto, Afhanistan, la “maria” prodotta a Lazarat e in altri villaggi “specializzati” viaggia su navi e motoscafi sul Canale di Otranto. È più difficile da trasportare perché più ingombrante del “fumo”, ma forse anche più redditizia.

La coltivano nei campi e nei boschi, dove è più difficile che venga scoperta, e da qualche tempo hanno esportato il modello anche in Toscana, come dimostrano i tanti sequestri che sono stati fatti anche in tempi recenti nei boschi delle Cerbaie, vicino a Fucecchio.

Ma come si vede anche i boschi della Valdelsa possono essere adatti a questo tipo di business. Forse anche di più, perché sono meno frequentati. Le piantagioni più grandi, comunque, difficilmente sfuggono all’occhio di un curioso.

Nella zona di Prato, invece, i cinesi avevano risolto il problema riconvertendo i capannoni industriali dismessi in serre per la coltivazione della marijuana al chiuso, ma sono stati scoperti e hanno spostato la produzione nel Veneto.

 

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