Toscana
Lastre di eternit e rifiuti: dentro la discarica abusiva tra Pisa e Firenze
Si tratta di un’area di proprietà comunale gestita Acqua Spa, dove l’azienda del servizio idrico dispone di alcuni pozzi e di un vecchio impianto di sollevamento non più in funzione
MONTOPOLI. Evidentemente è il “luogo del cuore” di qualcuno. Il posto preferito dove scaricare ogni tanto un po’ di amianto risparmiando sullo smaltimento, lontano da abitazioni e sguardi indiscreti, con la sicurezza che certamente qualcuno provvederà a portarlo via.
Succede nelle campagne fra Capanne e Casteldelbosco, in una traversa di via dei Girasoli, nel punto dove la ferrovia attraversa il corso del rio Ricavo. È qui che si incontra un’area di proprietà comunale gestita Acqua Spa, dove l’azienda del servizio idrico dispone di alcuni pozzi e di un vecchio impianto di sollevamento non più in funzione. Uno spazio circondato da campi di grano e girasoli, dove periodicamente qualcuno si reca nottetempo per scaricare un po’ di tutto, a cominciare dalle inconfondibili e letali lastre in cemento-amianto.
Era già successo nell’estate di due anni fa, quando Acque fu costretta a rimuovere decine di lastre in eternit, accatastate dentro il casottino in muratura che un tempo ospitava il quadro elettrico dell’impianto di sollevamento. Subito dopo l’immobile fu murato e reso inaccessibile, ma evidentemente l’area continua a restare tra le preferite di chi specula sulla rimozione e lo smaltimento dell’amianto.
Da alcuni giorni, infatti, una nuova catasta di lastre in cemento-amianto è stata abbandonata a fianco di uno dei pozzi, a due passi da una coltivazione di grano, come segnalato da un nostro lettore che ha scattato le immagini durante una passeggiata nella giornata di lunedì 31 luglio, anche se è plausibile che i rifiuti si trovassero lì da molto prima. Informata del caso, Acque Spa ha già provveduto ad un primo sopralluogo nei giorni scorsi, mentre nella giornata di lunedì 7 agosto l’azienda formalizzerà una denuncia contro ignoti prima di procedere all’ennesima rimozione. Da parte dell’azienda del servizio idrico, tuttavia, è forte la convinzione che sia proprio la presenza di strutture gestite da Acque a incentivare l’abbandono dell’amianto, probabilmente da parte di un’azienda, nella certezza che sarà proprio Acque a farsi carico a proprie spese della rimozione e dello smaltimento.
A poco servirebbe un’eventuale recinzione per impedire l’accesso all’area, «perché in altre situazioni analoghe – spiegano dall’azienda – l’amianto viene scaricato ugualmente a ridosso della rete. Non è possibile pensare di risolvere questo problema senza un’azione investigativa». Oltre all’eternit, del resto, è possibile scorgere altri rifiuti anche all’interno del fosso in secca del rio Ricavo, comprese alcune taniche che sembrano essere arrivate di recente. Così come recenti sono anche i segni dei pneumatici di un mezzo che sembra essersi accostato proprio a ridosso del rio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
