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Vinci, la moglie cambia residenza costretti a pagare l’Imu doppia

Vinci, la moglie cambia residenza costretti a pagare l’Imu doppia

La coppia sbaglia il ricorso e per un vizio di forma non ottiene il rimborso

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VINCI. È il 2015. Lui, il 64enne Domenico Sandei, vive in un appartamento a Vinci insieme alla moglie. Ne sono comproprietari, è la loro prima e unica casa. A un certo punto, per esigenze familiari, la moglie deve spostare la residenza nel Comune di Camaiore. Per lui, Domenico, non cambia nulla: quella di Vinci resta la sua unica casa. Eppure a distanza di anni, nel 2021, arriva una notifica: un accertamento per il 2016. Non risulta pagata l’Imu, l’imposta dovuta sugli immobili diversi dalla prima casa. Gli viene richiesta. «Pure con gli interessi, perché è come se l’avessi pagata in ritardo», sottolinea Sandei. «Vado all’ufficio tributi, mi faccio dare il modulo per fare ricorso in autotutela e lo mando».

Dopo una settimana, arriva un’altra notifica. «Penso sia la comunicazione che mi hanno accolto il ricorso», racconta Sandei. E invece no: è un altro accertamento, questa volta per l’anno 2017. «Per fortuna – racconta il pensionato – abbiamo deciso di cambiare casa nell’aprile di quell’anno, altrimenti avrei dovuto pagare per tutti gli anni successivi». Così alla fine ha dovuto dare circa 1.300 euro. Altrimenti sarebbero arrivati tranquillamente a 5mila», calcola.

In realtà il punto non è economico. «È una questione di principio», sottolinea Sandei. Perché tutta questa situazione nasce da una sentenza della Cassazione di Napoli nel 2020 (sulla base di una norma del 2011, ndr): «C’era stato un contenzioso – spiega Sandei – per un caso in cui due coniugi erano proprietari ciascuno di una casa in due comuni diversi, e con residenze diverse. In questo modo nessuno dei due pagava l’Imu. La sentenza aveva così sancito che i coniugi devono stabilire un tetto coniugale e quello deve essere unico, altrimenti decadono le agevolazioni per entrambi». Un modo, in pratica, per scovare i “furbetti” del fisco.

E così i Comuni si sono messi a fare i loro controlli. L’amministrazione, ci tiene a precisare Sandei, non c’entra nulla. Si è limitato ad applicare la legge. Che a volte però non tiene conto dei casi, delle situazioni.

Tanto più che poi, nel 2022, è intervenuta la Corte costituzionale, che ha giudicato incostituzionale questa normativa. A partire dal fatto che penalizzava le coppie sposate rispetto alle conviventi. E così è stata riconosciuta l’esenzione dall’Imu ai coniugi residenti in comuni diversi.

Ma quello che a Sandei proprio non va giù è «come sono stato trattato: come se avessi voluto evitare di pagare le tasse. Per me non era cambiato nulla. Poi sulla base della sentenza hanno riscontrato che due coniugi avevano residenze diverse, e quindi hanno detto “dovete pagare l’Imu per questa casa”. Il problema è che l’altra casa non c’era proprio. Mia moglie non era proprietaria dell’altra casa, che era dei suoi genitori. Lei aveva preso la residenza solo per poter assistere meglio i suoi genitori e pote prendere tutta una serie di permessi nell’altro Comune. Tra l’altro mia moglie, quando ha spostato la residenza, ha pagato l’Imu la sua parte, e cioè il 50% della casa, senza chiedere a nessuno. Io non mi ero posto il problema, appunto perché quella situazione non sussisteva». Eppure i soldi li ha dovuti pagare lo stesso, secondo la legge. Poi si era aperta anche la possibilità di fare ricorso, ma «mi è stato bocciato per un vizio di forma». Ma a non andare giù è «come è stato gestito il tutto. Per un caso come il mio questa legge non si sarebbe dovuta applicare», sottolinea Sandei.

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di Redazione web