Gioco
Don Ciotti agli studenti empolesi: «Non c’è legalità senza uguaglianza»
Il fondatore di Libera ha parlato a 15 classi degli istituti scolastici della città
EMPOLI. Dice no alla retorica della legalità. «La verità è che non esiste legalità senza uguaglianza». Don Luigi Ciotti, ispiratore e fondatore di Libera, li ha guardati in faccia, uno a uno. Ha ascoltato le domande – che con la voce ferma e lo sguardo curioso – gli hanno rivolto gli studenti di 15 classi degli istituti Ferraris-Brunelleschi, Pontormo e Virgilio. Seduti sulle poltrone dell’Excelsior, hanno assistito in silenzio, ogni tanto interrotto dagli applausi. L’iniziativa rientra nell’ambito di “Battiti – Difendiamo la legalità”, progetto promosso dall’amministrazione comunale di Empoli per promuovere la cultura della legalità, a partire proprio dai più piccoli e dai ragazzi. L’incontro con Don Ciotti è stato di fatto l’evento di apertura del calendario 2023 di “Battiti”, alla seconda edizione. Il progetto, che vede il Comune di Empoli partner dell’associazione Avviso Pubblico, vuole promuovere fin dalla sua prima edizione una profonda riflessione sul concetto di legalità e moralità. Quest’anno il progetto è stato finanziato anche con le risorse del Fondo sugli atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali, istituito dal ministero degli Interni: si tratta di un risarcimento da circa 15mila euro, riconosciuto al Comune di Empoli, per le minacce ripetute, subìte e denunciate, dalla sindaca Brenda Barnini.
Don Ciotti, dal palco dell’Excelsior, come mostrano le foto del nostro Juri Autovino, ha spronato i ragazzi a seguire la retta via, quella della legalità. E a non smettere – mai – di porre domande. «Dobbiamo continuare a occuparci dei sintomi se vogliamo estirpare la radice del problema: parlo della mafia e della corruzione – spiega don Ciotti – Aveva ragione chi, tanto tempo fa, aveva detto che non basta tagliare la mala erba. È una battaglia culturale, educativa, sociale. La lotta alla mafia è un impegno che vediamo tutti i giorni da parte della magistratura e delle forze di polizia, ma è un impegno che chiama in causa anche altre istituzioni e, soprattutto, i cittadini. I cambiamenti che desideriamo hanno davvero bisogno di noi. Continuiamo a parlare di mafia nonostante il sacrificio e la generosità di tanti. Il problema è che il nostro Paese ha il numero più basso d’investimenti sulla scuola e lo stesso vale anche per la cultura. La lotta alla mafia è anche una risposta meticcia: cultura, educazione, politiche sociali e lavoro. Pure l’arte può portare un grande contributo. Così come il teatro che, quando rappresenta alcuni contenuti, graffia le coscienze». «Io sono partito dalle domande dei ragazzi – prosegue – i giovani si sono messi in fila e hanno parlato. Loro hanno bisogno di essere ascoltati e, soprattutto, hanno bisogno di una scuola più coraggiosa. Una scuola che li aiuti a essere più cittadini, per combattere la retorica della legalità. Ho spiegato loro dove nasce la parola legalità, durante la Rivoluzione francese. Ho spiegato loro che non esiste legalità senza uguaglianza. È il mondo adulto che deve interrogarsi». «Oggi la presenza criminale e mafiosa è più forte al nord che al sud – conclude don Ciotti – Le nostre ricerche dimostrano che, nella testa degli italiani, il crimine mafioso è diventato un crimine normalizzato come il gioco d’azzardo, il traffico della droga. Mafia e corruzioni sono dei parassiti che mangiano il sistema, la società da dentro. La mafia è forte al nord, però è più sotto traccia, più invisibile. Ma la verità è che non esiste regione d’Italia che possa considerarsi esente dalla mafia. La Toscana è meravigliosa ma ha una presenza criminale non indifferente: la politica deve creare le condizioni perché ci siano ancora più strumenti per contrastarla».
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