Il dolore
Multiutility, ecco i dubbi dei sindaci: «Publiservizi non si scioglie»
I primi cittadini dell’Empolese Valdelsa firmano un documento di dissenso. «Serve l’approvazione in ciascuno dei consigli comunali dei territori interessati»
EMPOLI. Si fa sempre più accidentato il cammino della Multiutility. L’ultima tegola per l’avvio del progetto è l’altolà che arriva dai sindaci dell’Empolese Valdelsa «Così per noi è impossibile sciogliere Publiservizi». Un no che non riguarda il piano in sé, ma il cammino che è stato portato avanti nei diversi consigli comunali. A sollevare la questione sono i primi cittadini di Capraia e Limite, Castelfiorentino, Cerreto Guidi, Certaldo, Empoli, Fucecchio, Gambassi Terme, Lamporecchio, Larciano, Massa e Cozzile, Montaione, Montelupo Fiorentino, Montespertoli e Vinci. «I nostri Comuni – affermano i sindaci – hanno partecipato con convinzione allo sforzo teso a creare in Toscana una prima aggregazione delle società che nelle province di Firenze, Prato e Pistoia gestiscono i servizi nel campo idrico, dei rifiuti e del gas. Una solida base di partenza per arrivare a dar vita a un soggetto industriale di scala regionale, quotato e saldamente sotto controllo pubblico».
Qualcosa però è andato storto, tanto da provocare il dissenso dei primi cittadini. «Il compimento di questo percorso – spiegano – presuppone l’approvazione in ciascuno dei consigli comunali dei territori interessati delle stesse delibere omnicomprensive, il cui contenuto è stato concordato nei dettagli a valle di un confronto serio, prolungato e approfondito. Allo stato dei fatti dobbiamo registrare che soltanto nei nostri Comuni si è arrivati all’adozione di atti pienamente rispondenti alle intese raggiunte a livello istituzionale, in altri consigli comunali sono state finora approvate delibere che da essi si differenziano in punti decisivi». Cosa chiedono quindi i sindaci dell’Empolese Valdelsa? «Chiarezza nella procedura che riguarda la quotazione in borsa – puntualizza il sindaco di Vinci Giuseppe Torchia – Perché se non c’è, cambiano le ragioni politiche per cui abbiamo avviato questo percorso».
Per arrivare a una soluzione insomma si deve trovare la sintesi e già oggi c’è stato un primo incontro. «Bisogna che ci sia la volontà politica di ascoltare le nostre istanze – aggiunge il primo cittadino – che hanno contraddistinto l’inizio del percorso».
Intanto le discrepanze emerse hanno determinato lo stop da parte degli amministratori: «Finché l’asimmetria sussiste – precisano i sindaci nel documento condiviso – procedere allo scioglimento di Publiservizi ci risulta impossibile. La nostra volontà politica e amministrativa l’abbiamo espressa con chiarezza nelle nostre delibere comunali. Riteniamo indispensabile, prima di assumere decisioni non reversibili, verificare che le difformità e le incertezze formali e sostanziali che ne discendono siano superate». La crepa in casa Pd intanto suscita le immediate reazioni degli altri partiti. «A vedere così tanti sindaci dello stesso schieramento che si tirano indietro – incalza Gabriele Toccafondi di Italia viva – e ascoltare l’assordante silenzio di chi a maggio presentò il progetto, qualche domanda occorre farcela. Noi di Italia viva nei consigli comunali, abbiamo votato a favore, perché se il progetto funziona e realizza gli impianti, a trarne beneficio saranno i cittadini che avranno servizi efficienti, investimenti e risparmi».
Sul caso intervengono anche i consiglieri fiorentini di Sinistra progetto comune Dmitrij Palagi e Antonella Bundu con Beatrice Cioni e Leonardo Masi di Buongiorno Empoli: «C’è da fare una valutazione complessiva delle partecipazioni indirette interessate da questo progetto. Chiediamo la centralità dei consigli comunali e degli uffici pubblici, rispetto a quelli delle partecipate. Evitiamo che una svolta storica sia un disastro per i nostri servizi e una figuraccia per le istituzioni».
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