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Empoli piange Tamara Tinti, storica bibliotecaria alla Fucini. I ricordi
Gli ex colleghi: «Scompare un’amica che lascia un vuoto incolmabile»
EMPOLI. Lutto in città per la scomparsa nella giornata di lunedì di Tamara Tinti, storica bibliotecaria alla biblioteca comunale “Renato Fucini” di Empoli, andata in pensione nell’ottobre del 2017 dopo 35 anni di servizio per l’ente. Aveva 71 anni, era nata nel marzo del 1951.
«È un giorno molto triste per tutti noi della biblioteca “Renato Fucini” di Empoli, la nostra collega e amica Tamara Tinti è improvvisamente deceduta. Tamara è stata per 33 anni bibliotecaria in questa biblioteca. Generazioni di cittadini l'hanno conosciuta e hanno potuto apprezzare la sua umanità e professionalità. Per noi bibliotecari della Fucini scompare una grande amica, una persona eccezionale che lascia un vuoto incolmabile nella nostra piccola comunità. Esprimiamo sentite condoglianze alla famiglia», scrive sulla propria pagina Facebook la biblioteca Fucini di via dei Neri in un toccante messaggio di cordoglio.
E sono tantissime le persone che ricordano con affetto la bibliotecaria, che nei suoi tanti anni di servizio alla Fucini si è fatta sempre ben volere dai colleghi e dai frequentatori del servizio.
Il Comune di Empoli così salutava Tamara Tinti al momento della pensione, cinque anni fa: «Tamara ha iniziato a lavorare in biblioteca nel 1982. In tutti questi anni si è contraddistinta per professionalità e cortesia. Amata non solo dai numerosi utenti, a cui dedicava tutte le attenzioni nelle ricerche bibliografiche, ma anche dai tanti colleghi del Comune. Tamara ha svolto con passione il lavoro di bibliotecaria collaborando sempre con entusiasmo con i vari direttori che negli anni si sono succeduti e con i cambiamenti, anche strutturali, che la Fucini ha subito in questi ultimi anni».
Ancora l’amministrazione ricordando la dipendente e soprattutto la persona: «Generazioni di empolesi l’hanno incontrata e a lei si sono rivolti per leggere migliaia di libri, possiamo dire che la crescita culturale della città sia in qualche modo passata anche tra le sue mani. I colleghi la ricordano sempre con grande affetto».
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