Il Tirreno

Empoli

La sentenza

«Non è un falso invalido», legittima la pensione da 114 mila euro di Andrea: il gip autorizza l’archiviazione del suo caso

di Martina Trivigno
«Non è un falso invalido», legittima la pensione da 114 mila euro di Andrea: il gip autorizza l’archiviazione del suo caso

L’empolese era sospettato di aver percepito indebitamente 114mila euro di pensione. «Ho subìto oltre 20 interventi chirurgici, ora tutti devono saperlo: non ho rubato nulla»

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EMPOLI. «Non ho rubato niente. Neppure un centesimo. Ora tutti devono saperlo». Andrea Ferrara, 49 anni, adesso pronuncia queste parole con orgoglio. Dopo più di un anno, la giustizia gli ha dato ragione. Il gip Agnese Di Girolamo ha accettato la richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero, revocando il sequestro preventivo dei beni di Ferrara. No, non si è intascato indebitamente la pensione d’invalidità che gli era stata riconosciuta. Gli scendono le lacrime sul viso, mentre racconta la sua storia. Che ha un lieto fine, anche se resta il dolore. E grande. Un dolore legato, prima di tutto, alle sue condizioni di salute: 20 interventi chirurgici, altrettanti ricoveri per tre malattie rare, una delle quali al cervelletto, due tumori, una lesione al midollo e altre gravi patologie.

Tutto inizia con una serie di foto scattate dalla guardia di finanza tra Empoli e Sovigliana in cui Ferrara cammina con le sue gambe. Le immagini lo bollano come un “finto invalido”, ma è un caso eccezionale – spiegherà – perché in quel periodo riusciva a stare in piedi grazie alla morfina e alla cannabis terapeutica. Argomentazioni, però, che non vengono accettate e la conseguenza è pesantissima: gli viene tolta l’indennità con cui viveva e la guardia di finanza gli contesta il fatto di aver finto uno stato d’invalidità, chiedendogli indietro 114mila euro. È l’inizio di un calvario: Andrea Ferrara ha il conto bancario bloccato e l’auto pignorata, non si può comprare più le medicine che gli servono tutti i giorni. È costretto a lasciare la casa perché senza soldi in tasca non può neppure pagare l’affitto. Si trasferisce dai suoi genitori, a Carrara, ma il dolore non l’abbandona. Mai. «Grazie a una perizia medica siamo riusciti a dimostrare che la mia invalidità non è un’invenzione – racconta Ferrara – ma nessuno potrà restituirmi gli ultimi 14 mesi in cui ho vissuto con un grande senso di vergogna, pur non avendo fatto nulla. Ho visto amici voltarmi le spalle perché credevano fossi un ladro, sono stato costretto ad allontanarmi dai miei figli. È stato terribile».

Tutto è iniziato in un giorno come tanti: Ferrara va al bancomat per prelevare, ma la banca gli nega la transazione. «Soltanto dopo una settimana – prosegue – la guardia di finanza mi contatta, dicendo che devo nominare un legale. È l’inizio di un incubo».

«Fin dal primo momento è stato un paradosso per me perché ho centinaia di fogli in 12 anni di cure tra Firenze, Pisa, Milano e Verona – prosegue – Dal 1991, poi, mi hanno riconosciuto una pensione Inail di 600 euro perché ho perso tre dita in un infortunio, mentre dal 2017 mi sono state assegnate altre 600 di invalidità civile in seguito all’aggravamento di tutte le mie patologie. Tra l’altro la commissione ha riconosciuto l’indennità a livello definitivo. Tutto questo mi è stato tolto. Mi è stata tolta la vita. Chiedo all’Inps di sbloccarmi il conto: non voglio trascorrere un altro Natale triste, senza un euro».

Per Andrea Ferrara non sarà facile ricominciare, ma ora vuole riprendersi in mano quella vita rimasta sospesa per 14 mesi. Ma cosa l’ha ferito di più? «In molti mi conoscono tra Empoli e Vinci – conclude – e ciò che mi fa più male e che quegli stessi “amici” mi hanno creduto capace di rubare. Mi sono sempre professato innocente, ma adesso, finalmente, è stata la legge a scagionarmi, a dire che quell’indennità mi spettava davvero. Tutti lo devono sapere, ma il dolore di quest’ultimo anno non mi abbandonerà mai. È stato troppo grande».  

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