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Ambiente e sviluppo

«Chiediamo lo stop all’attività. La distilleria Deta inquina»

di Giacomo Bertelli
La riunione del comitato di cittadini che si batte contro i fumi e le emissioni sprigionate dalla distilleria Deta
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La riunione del comitato di cittadini che si batte contro i fumi e le emissioni sprigionate dalla distilleria Deta

Domani arriva la sentenza del Tar sul ricorso del comitato Val d’Elsa

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CERTALDO. Un’attesa spasmodica e che sarà un crocevia fondamentale per un braccio di ferro che vede in campo il comitato cittadino per la difesa e tutela della Val d'Elsa e la proprietà dell'attuale distilleria Deta nella località Zambra, a cavallo fra Barberino Tavarnelle e Certaldo.

La giornata da segnare sul calendario sarà quella di domani, quando il Tar della Toscana si pronuncerà in merito alla possibilità di dare il via libera totale a una ciminiera di recente costruzione da parte della Deta, per incrementare la produzione e il numero dei giorni nella quale essa sarà in funzione.

Il comitato contesta il fatto che gli odori e i fumi sprigionati dall’azienda rappresentano un problema ancora oggi irrisolto e ribadisce la necessità di controlli puntuali per monitorare la qualità dell'aria attorno alla distilleria, che ha un potenziale inquinante. Un problema irrisolto in quanto la nuova ciminiera, entrata in funzione a ottobre 2021, non avrebbe risolto i problemi degli odori e dei fumi, riversandoli sul territorio limitrofo, fino a Castelfiorentino. Tra l'altro i sindaci del territorio - Barberino Tavarnelle, Poggibonsi, San Gimignano e Certaldo - hanno firmato nel febbraio del 2021 un protocollo per promuovere tematiche ambientali e trasparenza sul futuro della Deta. La nota parla di trasparenza, condivisione delle procedure e la partecipazione della cittadinanza anche attraverso occasionali open day che l'azienda organizzerà per consentire alla comunità locale di visitare in sicurezza il sito e il ciclo produttivo, e l'impegno a illustrare periodicamente i dati ambientali e gli esiti dei monitoraggi di Arpat.

Una azienda storica, presente dal lontano 1926 e che dal 2017 è di proprietà del gruppo Manzari. In Valdelsa si coniuga la produzione di distillati, quali grappe e brandy, con quella di alcool a uso alimentare e industriale. Un vero e proprio concentrato di ricchezza. Adesso si attende quindi il pronunciamento del tribunale amministrativo che darà il via a un nuovo capitolo, chiunque dovesse uscirne vincitore, e dall'altra parte si dà per scontato il ricorso al Consiglio di Stato.

In un clima tutt'altro che sereno, dove una montagna di vinacce attende il suo futuro, all'interno del comitato tutela e difesa della Val D'Elsa, si trovano cittadini e consiglieri che in passato hanno condotto un'altra battaglia, quella contraria all'estrazione di CO2 in questi territori. Interessi e risorse che quando si intrecciano possono portare a profitti importanti ma che vedono ormai da anni la nascita di comitati cittadini, pronti a far riflettere le amministrazioni comunali e le comunità. «Non abbiamo numeri certi sull'effettivo aumento dei giorni di produzione della distilleria. Noi vogliamo che la produzione si mantenga sugli attuali livelli, da settembre ad aprile, tagliando fuori il cuore della stagione turistica. La nuova ciminiera di 60 metri non ha risolto i problemi odoriferi e ha deturpato il paesaggio. Il problema delle emissioni non è stato risolto e c'è ancora fumo. Potremmo tollerare alcuni disagi ma quelli olfattivi sono diventati insostenibili. Manca una legislazione regionale sul tema, presente invece in Emilia Romagna e Lombardia. Con la pandemia abbiamo limitato le iniziative pubbliche e adesso ci giochiamo tanto al Tar. Forse ora la distilleria sta lavorando a regime ridotto, in attesa dell'esito del ricorso. Mai avrei detto di dovermi calare in un'altra battaglia dopo quella estenuante che abbiamo condotto su Certaldo per la Co2», spiega Pietro Majnoni, ex presidente e ora consigliere del comitato. Spiega la presidente Antonella D'Isanto: «Abbiamo cominciato questa battaglia dal 2008. Siamo di fronte a un colosso costituito da una cooperativa di 64 soci che da soli detengono il 20% della produzione nazionale di vino. Il 19 ottobre saranno discussi diritti importanti, dal lavoro alla salute. La memoria difensiva della proprietà spiega che il comitato non sposa la cultura imprenditoriale dell'azienda, questo ci fa sorridere. Abbiamo già speso 30mila euro e il comitato avrà bisogno più che mai di aiuti».

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