Il Tirreno

Empoli

Il ritorno degli abbracci a scuola «La normalità è una liberazione»

Andrea Belli
Il ritorno degli abbracci a scuola «La normalità è una liberazione»

La prima campanella al Ferraris Brunelleschi di Empoli senza mascherine e restrizioni. Gli studenti: «Da troppo tempo mancava il contatto umano, adesso c’è più serenità»

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Empoli Il giorno tanto atteso è finalmente arrivato. Ieri i ragazzi di tutte le fasce di età sono tornati a scuola, per la prima volta dopo due anni, senza mascherine e distanziamenti. Una sensazione unica per i ragazzi potersi tornare ad abbracciare e stringere forte, le amicizie che tornano ad esprimersi nel migliore dei modi e i volti sorridenti non più nascosti dalle mascherine chirurgiche.

Si sa, il rientro a scuola è da sempre difficile per gli studenti, ma stavolta è stato diverso, non c’erano facce tristi o musi lunghi, non c’erano genitori di fretta sommersi dallo stress della prima mattina, tutto ciò ha completamente lasciato il posto agli abbracci calorosi che da troppo tempo i ragazzi non si erano più potuti dare nelle strutture scolastiche. Anche i professori si sono presentati agli istituti muniti di sorrisi a 32 denti, sintomo di una preoccupazione continua, dovuta alla pandemia e alle sue restrizioni, che ormai appare come un ricordo, speriamo lontano.

Tra abbracci che riempivano i cortili d’ingresso e risate liberatorie, ognuno tornava ad assaggiare quella normalità che sembrava quasi un’illusione fino a poco tempo fa. «Senza il fastidio che la mascherina provocava, soprattutto col caldo, sono certo che le lezioni saranno più facili da seguire. Tornare alla normalità è per noi una liberazione, ma credo sia necessario che ognuno possa scegliere se mettere o no la mascherina a seconda delle proprie esigenze», dice Alessandro Valori, uno degli studenti delle classi quinte del Ferraris Brunelleschi. Non è certo l’unico a pensare che la mascherina non sia diventata un oggetto inutile: «Per quanto mi riguarda sono tranquillo rispetto alla situazione Covid che al momento pare sia stabile, ciò però non significa che io non mi porti sempre dietro la mascherina, vista la mia frequenza di utilizzo dei bus per esempio», conferma il “collega” Niccolò Mancini. I due giovani, con le loro parole, confermano quella sensazione di responsabilità che tutti abbiamo percepito da subito, sin dai tempi delle prime restrizioni dovute all’imperversare del virus, anche nelle fasce di età più giovani.

Un’altra “ammonizione” arriva da un altro futuro maturando del Brunelleschi, Francesco Saponara: «Sia io che i miei compagni siamo felicissimi che l’obbligo della mascherina sia stato tolto, c’è però comunque da avere un occhio di riguardo per il virus che si potrebbe trovare dietro l’angolo - afferma - negli ultimi anni la scuola è cambiata radicalmente per forza di cose, alcuni professori li abbiamo “conosciuti” con la didattica a distanza, ma quasi non sappiamo come sono fatti, adesso finalmente potremo avere un rapporto reale anche con loro». Sensazioni positive quelle che riceviamo dai giovani, tornati finalmente a godersi la propria adolescenza, dopo più di due anni portati via dalla pandemia. «Rivedere i propri compagni è veramente bello, prima del virus non apprezzavamo abbastanza ciò che facevamo ogni giorno e adesso lo abbiamo capito. Da troppo tempo mancava il contatto umano e finalmente siamo tornati a vivere con serenità ogni momento delle nostre giornate», afferma Gioele Arrighi, visibilmente compiaciuto dall’eliminazione delle restrizioni.

Sicuramente l’evento negativo che ha cambiato completamente le nostre vite negli ultimi anni ha portato molta tristezza nei cuori, ma piano piano ci stiamo risollevando tutti insieme e vedere i volti dei ragazzi tornati ad essere felici e spensierati è certamente un buon punto da cui ripartire. 

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