La protesta
Tubo rotto e l’acqua esce da giorni: «Una perdita di 40 litri al minuto»
Lettera degli abitanti di via Valdorme: la segnalazione risale a 14 giorni fa
EMPOLI. «Una perdita, a occhio, intorno ai 40 litri al minuto che, attraverso un calcolo approssimativo, equivale a circa 58.000 litri al giorno, 580.000 litri ogni dieci giorni. Ci possiamo irrigare ettari di mais».
È con tono ironico - vale a dire spazientito - che gli abitanti di via Valdorme, nella frazione empolese di Pozzale, segnalano con una lettera una copiosa perdita d’acqua dall’acquedotto comunale, all’altezza dell’abitazione al numero civico 28. C’è una pozza tutto intorno e dall’asfalto escono zampilli d’acqua. E questo in continuazione.
Un bel guaio al termine di uno dei periodi più avari di pioggia degli anni recenti, che ha portato a gridi di dolore da parte di chi con l’acqua ci lavora (vedi i contadini) e anche ha un razionamento nell’uso domestico.
E tra l’altro la rottura del tubo è già stata segnalata al Comune di Empoli il 14 agosto, ormai un paio di settimane fa. Non si è visto nessuno e la pozzanghera cresce. «Come sappiamo, tale perdita verrà spalmata sulla bolletta di tutti gli utenti, e di questi tempi forse ne faremmo volentieri a meno», sottolineano i residenti.
Prosegue lo scritto con vivo sarcasmo: «Visto che la gestione del servizio non è più in carico a quelli che una volta venivano definiti i ’vagabondi’, ma bensì dagli efficienti e convenienti privati. E se fosse vero, come si narra, che a Empoli siamo amministrati da una delle migliori amministrazioni locali della regione, rimaniamo stupiti nel riscontrare, come tale emergenza, non sia stata ancora risolta».
E ancora la lettera va avanti: «Vorrà dire che in attesa che la tecnologia inventi i tubi che si riparano da soli, ci rimetteremo nelle mani della mitica Dea bendata, che eviti l’allentamento delle fondamenta delle case vicine, risparmiandone il crollo».
Si chiude con un’annotazione: «Ci ritorna in mente quella simpatica storiella di quel sindaco che aveva redarguito un commerciante, reo di annaffiare le piantine in vendita in periodo di siccità, ma faceva irrigare i giardini della città, tutti i giorni, con acqua potabile».
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