Il Tirreno

Empoli

Il distretto circolare sarà “green”. Nel progetto coinvolti i cittadini

Martina Trivigno
Il distretto circolare sarà “green”. Nel progetto coinvolti i cittadini

Un grande bosco da abitare. Un’isola verde dove potranno nascere un centro di ricerca per la sostenibilità ambientale, campi da padel, calcetto e tennis, ma anche luoghi per la musica

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EMPOLI. Un grande bosco da abitare. Un’isola verde dove potranno nascere un centro di ricerca per la sostenibilità ambientale, campi da padel, calcetto e tennis, ma anche luoghi per la musica. Al Terrafino – in un’area che si trova alle spalle della Zignago Vetro e nei pressi dell’ecocentro di Alia in via del Castelluccio, al confine con la ferrovia e parallelamente alla Fi-Pi-Li – sorgerà il distretto circolare, il nuovo impianto di Alia per il riciclo dei rifiuti. E l’idea della società – che per il progetto di Empoli investirà 400 milioni di euro – è quella di fare in modo che la cittadinanza lo viva. Ma non solo: sarà proprio la popolazione – coi rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni del territorio – a ricoprire il ruolo di attore principale attraverso il Rab, un organismo di partecipazione dal basso per creare un dialogo permanente dal momento della redazione del progetto fino all’entrata in funzione dell’impianto. Tutto questo lo hanno spiegato ieri, in consiglio comunale, Nicola Ciolini, presidente di Alia, e l’amministratore delegato Alberto Irace. E anche l’architetto fiorentino di fama internazionale Marco Casamonti che per il progetto collaborerà con il professor Stefano Mancuso, botanico dell’Università di Firenze.
L’impianto
Il cronoprogramma prevede, superate tutte le fasi autorizzative, un periodo di costruzione di circa 30 mesi, impiegando circa 600 addetti in fase di costruzione e 200 occupati, tra diretti e indiretti, a regime. E il distretto circolare di Empoli sarà in grado di trattare circa 250mila tonnellate di rifiuti ogni anno e di produrre prodotti circolari: intanto il metanolo e, in prospettiva, anche l’idrogeno, attraverso una forte integrazione con le filiere locali del vetro.
Il Rab
Ma in questo percorso che porterà alla realizzazione dell’impianto del Terrafino, un ruolo fondamentale lo ricoprirà il Rab. Sì perché – come sottolineato da Ciolini e Irace e dalla sindaca di Empoli, Brenda Barnini – l’obiettivo principale è quello di coinvolgere la cittadinanza. E, per farlo, sarà costituito un comitato consultivo formato da rappresentanti indicati dalle istituzioni locali e dei cittadini, promuovendo un dialogo costante con la cittadinanza e coinvolgendola in iniziative di informazione e partecipazione. Il Rab – come spiegato dall’architetto Maddalena Rossi di “Avventura Urbana”, che si occupa di processi partecipativi, potrà essere operativo già dagli inizi di ottobre con la formazione della componente istituzionale e il lancio della “chiamata” per le candidature di associazioni e cittadini. Il comitato sarà formato da 15 membri e, come spiegato da Rossi, potrebbe essere formato da una componente istituzionale formata da 7 membri (sindaco, 4 delegati delle coalizioni del consiglio comunale, ma esterni all’assise, e due delegati di Alia). Ma ci sarà anche una componente della società civile composta da 8 membri come rappresentanti di associazioni e singoli cittadini che si autocandideranno. «Abbiamo offerto alle istanze emerse dal consiglio comunale alcune proposte puntuali per coinvolgere il territorio, dalle istituzioni alla comunità – commenta il presidente Ciolini – perché riteniamo che il ruolo dei cittadini sia fondamentale per portare avanti la grande sfida della transizione ecologica sul nostro territorio».
«Abbiamo messo in campo le migliori soluzioni tecnologiche sul mercato in termini di innovazione e sostenibilità ambientale per poter dare un contributo decisivo al territorio – conclude Irace – per chiudere il ciclo, abbattere le emissioni e ridurre il conferimento dei rifiuti in discarica. Lavoriamo assieme all’amministrazione comunale per realizzare un impianto di alto valore architettonico e sostenibile, che possa essere un modello nel campo dell’economia circolare».  l
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