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Coppia muore lo stesso giorno dopo 67 anni di vita insieme

Marco Pagli
Bruno Faggioli e la moglie Leda Gozzi
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Bruno Faggioli e la moglie Leda Gozzi

Montespertoli, si erano conosciuti per l’attività nel volontariato. Il marito, uno degli ultimi testimoni della guerra, riuscì a fuggire dai tedeschi   

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MONTESPERTOLI. Se ne sono andati a poche ore di distanza, prima lei e poi lui. Anche nel trapasso sono rimasti insieme dopo una vita trascorsa tra i dolori della guerra ma anche con le gioie legate alla famiglia e all’’impegno verso la loro comunità. Domenica 10, dopo 67 anni di matrimonio, se ne sono andati Bruno Faggioli, 98 anni, e sua moglie Leda Gozzi, 95.

Faggioli era rimasto uno degli ultimi grandi testimoni della seconda guerra mondiale nell’Empolese Valdelsa, tanto che due anni fa ricevette in Prefettura a Firenze la pergamena e il titolo di Cavaliere.

Nel 1943 Faggioli , di una famiglia di mezzadri a Castelvecchio di San Pancrazio, partì per il servizio di leva e lo misero nell’artiglieria ippotrainata. «Ero nella caserma in cui ci facevano conoscere i gradi, i saluti, le arti militari. Un punto di passaggio, insomma – aveva raccontato in un’intervista al Tirreno due anni fa – L’8 settembre 1943, con l’armistizio, i tedeschi erano già da noi, ci misero in fila e dissero: “Chi fa un passo avanti è con noi, chi sta fermo è un traditore”. Ogni giorno tornavano. Eravamo abbandonati a noi stessi dallo Stato». Faggioli, però, non fece mai un passo avanti. «No, perché avevo giurato di servire il Paese». Dalla sua caserma in tanti riuscirono a fuggire. «Io e due amici di San Casciano in Val di Pesa avevamo “sgangherato” la porta delle scuderie – aveva raccontato – ma ci ributtarono dentro a revolverate».

Poi riuscì nell’impresa che lo salvò dalla deportazione: «Ho avuto degli amici straordinari: loro riuscirono a scappare e andarono a San Pancrazio dai miei genitori Ulderigo e Armida dicendo loro di portarmi una fune e dei pantaloni borghesi prima che mi deportassero in Germania. I miei già soffrivano per la partenza di mio fratello Gino che poi fortunatamente nel 1945 tornò dopo che era stato in guerra dal 1939».

«Il babbo ebbe cinque minuti di colloquio con me in caserma, mi portò un pane e una corda di nascosto – aveva raccontato – Era il 22 settembre 1943: alle 20.45 ci calammo dalla finestra. Mi feci anche male a un ginocchio, ma andammo avanti. Suonammo il campanello alla prima casa che trovammo. E per fortuna non erano fascisti e ci accettarono».

Poi Faggioli rimase nascosto fino al 1945 nei boschi di Fondaia, in zona Lucignano, al confine tra le fattorie di Perseto e Guicciardini. Sua mamma gli portava il cibo di nascosto. «Una volta incrociai due tedeschi in un sentiero, ho temuto di morire – sono ancora i suoi ricordi – Per fortuna non erano SS e mi fecero passare. Avrei voluto unirmi alla Resistenza ma non lo feci. Babbo e mamma piangevano: l’altro fratello non sapevano dove fosse, io ero nel bosco ma almeno sapevano che c’ero. I partigiani venivano comunque da noi a Castelvecchio di San Pancrazio». Poi conobbe Leda, che viveva a Gigliola, e si sposarono. Faggioli, negli anni seguenti, lavorò come cantiniere e in un secondo momento come guardiacaccia a San Casciano. La coppia è sempre stata conosciuta per la loro opera di volontari. Per 22 anni il marito ha prestato servizio nella Croce d’Oro e dal 2000 ha presieduto l’associazione dei combattenti e reduci. La moglie è stata attiva nell’Auser.

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di Redazione web