Il Tirreno

Empoli

montespertoli 

Coppia muore lo stesso giorno dopo 67 anni di vita insieme

Marco Pagli
Bruno Faggioli e la moglie Leda Gozzi
◗
Bruno Faggioli e la moglie Leda Gozzi

Bruno Faggioli e Leda Gozzi erano conosciuti per l’attività nel volontariato Il marito, uno degli ultimi testimoni della guerra, riuscì a fuggire dai tedeschi   

3 MINUTI DI LETTURA





MONTESPERTOLI. Se ne sono andati a poche ore di distanza, prima lei e poi lui. Anche nel trapasso sono rimasti insieme dopo una vita trascorsa tra i dolori della guerra ma anche con le gioie legate alla famiglia e all’’impegno verso la loro comunità. Ieri, dopo 67 anni di matrimonio, se ne sono andati Bruno Faggioli, 98 anni, e sua moglie Leda Gozzi, 95.

Faggioli era rimasto uno degli ultimi grandi testimoni della seconda guerra mondiale nell’Empolese Valdelsa, tanto che due anni fa ricevette in Prefettura a Firenze la pergamena e il titolo di Cavaliere.

Nel 1943 Faggioli , di una famiglia di mezzadri a Castelvecchio di San Pancrazio, partì per il servizio di leva e lo misero nell’artiglieria ippotrainata. «Ero nella caserma in cui ci facevano conoscere i gradi, i saluti, le arti militari. Un punto di passaggio, insomma – aveva raccontato in un’intervista al Tirreno due anni fa – L’8 settembre 1943, con l’armistizio, i tedeschi erano già da noi, ci misero in fila e dissero: “Chi fa un passo avanti è con noi, chi sta fermo è un traditore”. Ogni giorno tornavano. Eravamo abbandonati a noi stessi dallo Stato». Faggioli, però, non fece mai un passo avanti. «No, perché avevo giurato di servire il Paese». Dalla sua caserma in tanti riuscirono a fuggire. «Io e due amici di San Casciano in Val di Pesa avevamo “sgangherato” la porta delle scuderie – aveva raccontato – ma ci ributtarono dentro a revolverate».

Poi riuscì nell’impresa che lo salvò dalla deportazione: «Ho avuto degli amici straordinari: loro riuscirono a scappare e andarono a San Pancrazio dai miei genitori Ulderigo e Armida dicendo loro di portarmi una fune e dei pantaloni borghesi prima che mi deportassero in Germania. I miei già soffrivano per la partenza di mio fratello Gino che poi fortunatamente nel 1945 tornò dopo che era stato in guerra dal 1939».

« Il babbo ebbe cinque minuti di colloquio con me in caserma, mi portò un pane e una corda di nascosto – aveva raccontato – Era il 22 settembre 1943: alle 20.45 ci calammo dalla finestra. Mi feci anche male a un ginocchio, ma andammo avanti. Suonammo il campanello alla prima casa che trovammo. E per fortuna non erano fascisti e ci accettarono».

Poi Faggioli rimase nascosto fino al 1945 nei boschi di Fondaia, in zona Lucignano, al confine tra le fattorie di Perseto e Guicciardini. Sua mamma gli portava il cibo di nascosto. «Una volta incrociai due tedeschi in un sentiero, ho temuto di morire – sono ancora i suoi ricordi – Per fortuna non erano SS e mi fecero passare. Avrei voluto unirmi alla Resistenza ma non lo feci. Babbo e mamma piangevano: l’altro fratello non sapevano dove fosse, io ero nel bosco ma almeno sapevano che c’ero. I partigiani venivano comunque da noi a Castelvecchio di San Pancrazio». Poi conobbe Leda, che viveva a Gigliola, e si sposarono . Faggioli, negli anni seguenti, lavorò come cantiniere e in un secondo momento come guardiacaccia a San Casciano. La coppia è sempre stata conosciuta per la loro opera di volontari. Per 22 anni il marito ha prestato servizio nella Croce d’Oro e dal 2000 ha presieduto l’associazione dei combattenti e reduci. La moglie è stata attiva nell’Auser.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web