Il Tirreno

Empoli

Comiche con missione: «Portiamo leggerezza ed ecco perché ora serviamo di più»

Azelio Biagioni
In alto a sinistra Katia Beni con Anna Meacci
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In alto a sinistra Katia Beni con Anna Meacci

Katia Beni e Anna Meacci saranno sul palco del teatro Boccaccio.  Nei loro lavori anche il confronto col dolore, la malattia e la morte  

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«Quella del comico è una missione. Abbiamo la responsabilità di portare un po’di leggerezza. E in questo momento drammatico sentiamo ancora più forte questo compito». Parole di Katia Beni che, insieme ad Anna Meacci, sarà sul palco del teatro Boccaccio di Certaldo.

Domani alle 21 le due attrici porteranno in scena il loro “The best of”. Di Katia Beni, Alessandro Bini, Donatella Diamanti, Bruno Magrini e Anna Meacci, “The best of”è un recital dove si ride e dove ci saranno improvvisazione, parti del repertorio in assolo o in coppia con brani inediti e cavalli di battaglia tratti dagli spettacoli cult come “Ticket&Tac”, “Scoop”, “Non c’è duo senza te”.

«Se abbiamo scelto il meglio di? Questo non lo so – sorride Beni – Abbiamo scelto quello che pensavamo fosse adatto per questo spettacolo. Che, come dice il titolo stesso, è un insieme di cose che fanno parte dei nostri spettacoli insieme».

« Ma – svela l’attrice – ci sarà anche qualcosa che non abbiamo proposto le altre volte e che faremo al Boccaccio e che fa parte del nuovo spettacolo “Contromano” che abbiamo portato in scena a fine dicembre a Firenze.

«“The best of”si può quindi modificare. L’inizio lo abbiamo cambiato e se a me e Anna ci viene voglia di sostituire un pezzo lo facciamo». Poi Katia Beni si sofferma a parlare del duo artistico Beni/Meacci: «Siamo una coppia aperta – ride – Ognuna di noi fa monologhi per conto suo, ha collaborazioni con altri artisti. Poi, io e Anna formiano questo duo che da dieci anni fa spesso cose insieme. Funzioniamo – dice – e ci divertiamo». La coppia Beni-Meacci è diventata una garanzia del sorriso. Il pubblico porta a casa una serata divertente e a volte, come nel caso di “Ticket&Tac”, una risata amara, di riflessione su alcuni argomenti. L’artista ricorda poi di come si possa lavorare sul dolore anche in maniera comica, ovviamente con tutto il rispetto possibile. Proprio in “Ticket&Tac” le due attrici hanno trattato i temi della salute, della malattia, dell’ospedale e anche della morte. «Eppure – racconta Katia Beni – si tratta di uno spettacolo molto comico. Lo abbiamo fatto anche in situazioni con persone di estrema fragilità e in tanti ci hanno detto che in qualche maniera metteva in pace con la malattia e con il dolore. Per me è importante, a volte, ridere, sorridere e trovare anche il lato comico nelle tragedie della vita». E se spesso le persone pensano che i comici siano malinconici nella vita di tutti i giorni, Beni smentisce la cosa: «Il comico non è triste e malinconico nella vita – spiega – Ha una vita come tutti, con i suoi problemi, le cose belle e brutte. Io e Anna Meacci, con quale sono amica da più di dieci anni, abbiamo cercato di sorridere anche nei momenti brutti che ci sono capitati. Anche in quei momenti, rispettando il dolore e la tragedia, poi siamo riuscite a trovare il lato comico. Quindi a esorcizzare a modo nostro queste tragedie della vita. La gente non accetta che il comico sia uguale agli altri, e questo fa pensare che il comico sia malinconico e triste bella vita. Ma non lo è, è uguale a tutti. Ha una vita come tutti. E il comico non può essere continuamente come è sul palco». Katia Beni traccia quindi un bilancio di come è stato per gli artisti tornare a teatro dopo il Covid. «C’era e c’è tanta voglia del pubblico di tornare a teatro – racconta – voglia di ridere perché ridere fa bene. Ma i primi spettacoli avevano un sapore diverso. A me piace vedere il pubblico e negli spettacoli comici non si usa molto la quarta parete. Ma vedere gli spettatori distanziati, con la mascherina e anche un po’ impauriti per me che sono sul palco era una cosa strana» .«Inoltre – prosegue l’artista – sul palco la risata arrivava come intervallata da dei buchi, invece che un boato. Erano i buchi del distanziamento. Poi ci siamo abituati, come ci siamo abituati al pubblico con la mascherina. Ora non c’è più il distanziamento ma le risate a causa della mascherina arrivano a un volume più basso. Comunque le sentiamo e forse il pubblico le fa anche un po’ più forti per aiutarci». Katia Beni sente il suo lavoro come una missione, far ridere il pubblico. «E se la risata è terapeutica – termina l’artista – qualcosa nel mio piccolo l’ho fatto. E ora questa responsabilità è ancora più forte che in altri momenti».

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