Il Tirreno

Empoli

Piscina chiusa: protesta in piazza

I lavoratori di Aquatempra in presidio sotto il Comune di Empoli lunedì 7 marzo
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I lavoratori di Aquatempra in presidio sotto il Comune di Empoli lunedì 7 marzo

Empoli, sabato 12 marzo manifestanti con cuffie, occhialini e costumi per una "nuotata" collettiva

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EMPOLI. La Cgil l’aveva detto nella mattina di lunedì 7 marzo dopo l’incontro con la sindaca Brenda Barnini: «Continueremo a farci sentire fino a che la piscina non riaprirà».

Detto, fatto. Perché nella mattina di sabato 12 marzo i lavoratori (15 alla comunale di Empoli, 40 in tutto nella società partecipata Aquatempra), i frequentatori dell’impianto e le società sportive si ritroveranno in piazza della Vittoria per la seconda manifestazione di protesta nel giro di una settimana in seguito all’improvvisa chiusura da lunedì della struttura di viale delle Olimpiadi, dopo il sit in dei dipendenti sotto la sede del Comune in via del Papa, che dall’oggi al domani si sono ritrovati senza una occupazione stabile. 
 
E questa volta la mobilitazione sarà in grande stile: in piazza dalle 10 sarà allestita una vera e propria piscina, una vasca con le corsie delimitate da nastri stesi sull’asfalto. Come se la piscina si trasferisse in centro a Empoli, insomma. Chi protesta è invitato a presentarsi con un vestiario adatto all’occasione: ovvero indossando i costumi, le cuffie, le infradito, gli occhialini per proteggersi da acqua e cloro. Verrà dunque simulata una nuotata collettiva, agitando braccia e gambe. Un flash mob destinato a far scalpore e a far discutere in città, a muovere le coscienze. 
 
Una messa in scena che ha l’obiettivo di sollecitare le istituzioni a fare in fretta nel risolvere la crisi per riaprire l’impianto il prima possibile, per tutelare i posti di lavoro ora a rischio, le società sportive che tra mille disagi devono trovare adesso altri spazi dove far allenare gli atleti, e gli utenti che non hanno più la possibilità di farsi una nuotata, con particolare attenzione alle persone che frequentano la piscina per motivi di salute. 
Sembrerebbero febbrili le trattative tra le parti in questi giorni, anche se nulla trapela e i diretti interessati (la sindaca Barnini e Alessandro Manetti, presidente del cda di Aquatempra) continuano a non fornire spiegazioni in merito. Ci sono alcune proposte sul tavolo portate dalla Cgil, che sono in fase di valutazione. Il fine ultimo è quello di ridurre i costi di un impianto energivoro, chiuso per l’impennata delle bollette degli ultimi mesi. E adesso ci si mette anche la tegola di un debito di mezzo milione di euro con l’Inps per i contributi non versati ai lavoratori. 
 
Per esempio, tra le ipotesi in discussione ci sarebbe quella di inquadrare i lavoratori da part time a un orario full time, passando dalle 15 alle 30 ore settimanali. In questo modo ci sarebbe un risparmio del 10% sul costo del personale, al quale fin qui venivano pagati frequenti straordinari, un obolo che prevede un maggior esborso alla società di gestione e che allungando l’orario di lavoro da contratto non dovrà più essere corrisposto. Poi altri aspetti di buon senso, come dare la possibilità di utilizzare l’abbonamento sottoscritto a Empoli anche nelle altre piscine in capo ad Aquatempra, ovvero l’intercomunale di Fucecchio-Santa Croce, la “Fiammetta” di Certaldo e l’impianto estivo di San Gimignano. Per ora l’abbonamento pagato a Empoli dà accesso alla sola piscina di Empoli, e lo stesso vale per le altre strutture natatorie menzionate. 
 
Mentre il confronto sindacale prosegue, la città dunque torna a mobilitarsi come già accaduto la scorsa estate, con le società sportive di nuovo in prima linea nella protesta di piazza (a giugno fu scelta piazza Farinata degli Uberti per protestare contro i tagli economici all’offerta sportiva cittadina). 
Il sit in sotto il Comune che si è tenuto lunedì mattina con una cinquantina di presenti era solo un antipasto delle barricate che si stanno alzando. Sabato la grande manifestazione con una precisa rappresentazione di una vasca con le corsie in pieno centro. Cuffie in testa e cuori in mano per cercare di salvare una piscina piombata in una crisi che ha dei colpevoli piuttosto certi, «e dove a rimetterci sono sempre gli stessi, cioè i cittadini, mentre chi ha le responsabilità si tira indietro», come sottolinea Samuele Falossi della Cgil. Acque agitatissime quindi, è il caso di dirlo.
 
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