Il Tirreno

Empoli

dopo la strada 429 

Oltre l’inquinamento: il comitato No Keu lavora su ambiente e salute

Marco Pagli
Oltre l’inquinamento: il comitato No Keu lavora su ambiente e salute

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EMPOLI. Oltre l’inquinamento, oltre la bonifica e la messa in sicurezza dei territori. Lo avevano annunciato fin dalle settimane immediatamente successive allo scoppio dello scandalo. E ora l’Assemblea permanente No Keu sta lavorando, assieme ad altre realtà ambientali in lotta, alla creazione di un coordinamento toscano per la difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini, a partire dalla rivendicazione di un diverso sistema di gestione dei servizi e dei beni pubblici. Il primo appuntamento sul calendario è un’assemblea convocata per domenica prossima all’interno del presidio di fabbrica Gkn, a Campi Bisenzio. «Un luogo simbolo di una mobilitazione che parte dalle nostre stesse premesse – spiegano – e cioè che non ci può essere una soluzione ai problemi in atto senza il ribaltamento di un modello che ha come obiettivo la messa a profitto di tutto: che sia il lavoro, l’ambiente o la sanità. Non possiamo mettere in contrapposizione il diritto al lavoro con quello alla salute». Una posizione avanzata fin dell’inizio dall’assemblea, nata all’indomani della pubblicazione dell’inchiesta e formata da residenti della 429 e realtà sociali e politiche del territorio. «Da mesi chiediamo fondamentalmente due cose – spiegano i portavoce, Samuela Marconcini e Paolo Gaccione – da una parte che si facesse di tutto per accertare la contaminazione di acque e terre lungo la 429 e una volta che questo è stato accertato che si procedesse alla messa in sicurezza del territorio, compreso l’ampliamento dei controlli e la realizzazione dell’allaccio all’acquedotto dove non era presente. Dall’altra parte abbiamo chiesto una presa in carico politica di ciò che era avvenuto e che nei mesi si è sempre più precisato essere un sistema di gestione sbagliato in cui ormai l’azione del pubblico si confonde con gli interessi del privato. Il problema non sono solo gli illeciti ipotizzati dall’inchiesta, che è materiale per la magistratura, ma anche quello che ruota attorno: dai contatti tra il consorzio conciatori e gli amministratori all’emendamento cosiddetto “salva-depuratore” approvato in consiglio regionale». Una visione sposata da chi da mesi ormai vive dentro un incubo senza fine. «Stare dentro un fronte più ampio è fondamentale – dichiara Dario Mandriani, residente di via Piangrande – perché ormai abbiamo visto come la nostra situazione sia simile ad altre, anche al di fuori della vicenda Keu. Stiamo lottando affinché si arrivi ad una bonifica dei territori, ma anche affinché una cosa così non ricapiti più in nessun luogo». Ed è proprio su questo fronte che si sono create linee di contatto con altri comitati di cittadini, assemblee e soggetti sociali che lavorano su vertenze ambientali. Perché è evidente che, pur rimanendo fuori dai recinti giudiziari, qualcosa non torna. «È assurdo pensare che ci si mobiliti per allontanare un problema dal nostro cortile quando il problema è tutto intorno a noi – proseguono Marconcini e Gaccione – lo sfruttamento delle cave di marmo a Carrara, la presenza di impianti inquinanti, di discariche pericolose, di infrastrutture che cadono a pezzi perché non ci sono controlli, di opere pubbliche dannose per l’ambiente in vari territori sono tutti anelli della stessa catena. Per questo abbiamo deciso di metterci insieme a partire proprio dalla critica a questo sistema. Abbiamo scelto un luogo di lavoro simbolo del sopruso e dell’ingiustizia: chi viene licenziato per una delocalizzazione, è precario o lavora in servizi esternalizzati con paghe da fame è vittima dello stesso modello asservito al profitto che porta a inquinare».

Marco Pagli

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