Attenzione
Keu e nuove verifiche: «Noi all’oscuro»
Il sindaco Falorni e il Comitato chiedono chiarezza sull’ipotesi che gli inquinanti siano anche nel cemento armato della 429
Viola Centi
CASTELFIORENTINO. La sostanza inquinante Keu nelle “terre armate” della 429. Il sospetto c’è, e lo confermano le verifiche in 3D che dovranno essere effettuate a breve sulla strada regionale che corre in Valdelsa da Empoli a Castelfiorentino. Verifiche per le quali Alessandro Annunziati, commissario per la costruzione della strada (nominato ormai sette anni fa), ha già in mano le carte per procedere e pure le risorse economiche. Ma il sospetto che il Keu, materiale derivato dagli scarti delle lavorazioni delle concerie di Santa Croce sull’Arno, sia stato inchiavardato anche nel cemento armato della 429 adesso c’è davvero. «Nei 30 centimetri in superficie del rilevato c’è – ha detto Pietro Rubellini, presidente di Arpat, venerdì scorso – se è anche dentro le terre armate, è complicato». Il Keu va cercato, va trovato il punto esatto in cui si trova con le immagini, poi va preso con un prelievo per capire in che quantità è presente. Poi, forse, sarà possibile stabilire dei tempi per la bonifica.
In tre giorni però si sono sollevate solo poche reazioni a questo ulteriore tassello dell’inchiesta che ha scoperchiato il giro d'affari della ’Ndrangheta in Toscana e coinvolto – oltre la 429 – altri 13 siti in cui è stato utilizzato il materiale tossico.
Un silenzio interrotto soltanto da Alessio Falorni, il sindaco di Castelfiorentino e anche presidente dell’Unione dei comuni, e dall’Assemblea permanente “No Keu” formatasi all'indomani dell’inchiesta della Dda. «Speriamo basti la messa in sicurezza permanente, ma non capiamo dove sia, se lo condividono sono contento» dice Falorni, colto forse di sorpresa dalle ulteriori verifiche. «Dobbiamo sempre arrivare ultimi a sapere le cose – dice Paolo Gaccione, uno dei portavoce dell’Assemblea No Keu di cui fanno parte anche i residenti lungo la 429 – ad Arezzo c’è stata un’assemblea a cui ha partecipato anche la commissario regionale per il Keu, Renata Caselli, qua niente, tutto sottotraccia. Ci siamo stufati, controllate tutta la 429, tutto il lato che è stato costruito da quando hanno iniziato a mandare qui il materiale». Lerose è la ditta che secondo quanto emerge dall’inchiesta ha mischiato il Keu con altre sostanze e le ha spacciate per utilizzabili, rivendendole a vari clienti che in quel momento stavano costruendo e avevano bisogno di riempimenti, come accaduto per il rilevato della 429. Non si pronuncia invece il Comune di Empoli, parte lesa di tutta la vicenda, sul cui territorio sussiste proprio il tratto di strada coinvolto. Per il Comune, l’importante adesso è lo “stradello” che corre lungo la 429, e che deve essere ceduto dalla Regione all’amministrazione, così da poter portare la rete idrica a Piangrande, la frazione che più di tutte sta patendo i postumi di questa scoperta.
Perché i residenti ancora hanno paura che i pozzi da cui accingono l’acqua per casa, per la doccia, per cucinare, sia pericolosa.
Ma Falorni invece ci mette la faccia, cerca anche di rassicurarli, nonostante non siano residenti del proprio territorio, e replica sia a loro che ai giornalisti di “Non è l’arena”, che avevano portato una bottiglietta d’acqua di Piangrande a Eugenio Giani: «Io quell'acqua l'avrei bevuta. Perché Arpat ha fatto i controlli, e l’acqua dei pozzi è buona, se poi non ci si vuol fidare delle analisi di Arpat, le facciano fare da un privato e confrontiamole».
Almeno la prima messa in sicurezza è partita già da una settimana: l’intervento ha lo scopo di impedire la percolazione all’interno del rilevato delle acque piovane nell’area dove è stato rinvenuto una quantità di cromo superiore ai limiti. In questo modo si cerca di impedire che il cromo presente nel rilevato, “trasportato” dall'acqua piovana, possa contaminare il suolo e acqua.
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