Il Tirreno

Empoli

la perdita dei servizi 

Non solo Vitolini: saranno chiusi altri tre sportelli di Banca Intesa

Viola Centi
Non solo Vitolini: saranno chiusi altri tre sportelli di Banca Intesa

Dopo la raccolta di firme da parte degli ex dipendenti  si muove anche il sindaco Torchia: «Politiche da rivedere» 

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VINCI. Non solo Vitolini. La chiusura delle filiali di Banca Intesa sul territorio dell’Empolese Valdelsa riguarda anche Sovigliana, Capraia e Limite ed Empoli. A confermarlo, ieri, è stato il sindaco di Vinci, Giuseppe Torchia, che in una nota ha specificato di aver «contattato il responsabile di Banca Intesa territoriale per chiedere chiarimenti ed evidenziare i disagi che una scelta del genere determinerebbe. Il responsabile – si legge sempre nella nota – ci ha riferito che la chiusura dello sportello di Vitolini rientra nel piano di ristrutturazione e razionalizzazione degli sportelli del territorio, che coinvolge non solo la sede di Vitolini, ma anche altri sportelli dislocati nel territorio del circondario, tra cui quelli di Sovigliana, Capraia e Limite ed Empoli». Una razionalizzazione che azzera più di un secolo di storia, perché quella filiale è la “Banchina”, la prima Cassa Operaia Cattolica di Risparmio e Credito di Vitolini, fondata nel 1908 da don Paolino Contardi.

Per salvarla, un gruppetto di ex dipendenti, con in testa Paolo Morini, ha lanciato una raccolta firme, già 537 su 1100 residenti, tra Vitolini, Faltognano, Collegonzi e Sant'Ansano ed Empoli, scritto lettere alla direzione dell’istituto di credito, cercato un’altra banca che desse almeno un minimo di speranza alla comunità di tenere aperto lo sportello. E al loro fianco, seppur non in prima linea, ha cercato di dare una mano anche Torchia, insieme all’assessore per le attività produttive del comune di Vinci, Paolo Frese: purtroppo, come spiegano i due, «trattandosi di una banca diversa da quella affidataria il servizio di tesoreria per il Comune, l’amministrazione non può far valere i propri interessi nei confronti di un istituto privato che eroga, ribadiamo, un servizio non essenziale secondo la legge. Tuttavia, è nostra intenzione rappresentare formalmente la situazione ai vertici dell’istituto affinché rivedano questa politica di razionalizzazione, che determinerà molti disagi per i cittadini di Vitolini».

Razionalizzazione che in gergo bancario sarebbe disintermediazione: non più l’uomo, la persona, con cui interfacciarsi in banca, ma la macchina, il bancomat automatizzato, le applicazioni sul telefonino. «Da questa prospettiva, se da un punto di vista del conto economico si capisce la necessità di razionalizzare i costi di Intesa, rimane il dubbio sull’indirizzo che sembra stia dando la visione pubblica del territorio: il capitale accumulato per un secolo deve avere una qualche ragione di essere ancora rappresentato, oltre il legame impersonale della distanza sempre maggiore tra la testa e il corpo economico». Paolo Marcucci, autore del libro “Storia della banca cooperativa di Capraia, Montelupo e Vitolini: una banca territoriale toscana e l’economia locale ai tempi della globalizzazione” si schiera anch’esso con i vitolinesi che difendono un gran pezzo della loro storia: «La storia della banca a Vitolini si snoda attraverso tutta la storia del Novecento, con la lunga catena che passa dalla sua costituzione fino alla fusione con Capraia e Montelupo e poi alla successiva vendita alla Popolare dell’Etruria e da questa, in ultimo, per le note vicende fallimentari, a Intesa – scrive Marcucci - I territori devono sopravvivere e prosperare, e i servizi bancari ne sono una condizione necessaria: sarebbe importante che, in una forma da trovare, le licenze bancarie (che consentono l’attività e i relativi guadagni) contenessero anche un 'obbligo' di servizio per frazioni e territori più marginali. Magari in combinazione con i servizi postali, dei Comuni, dell’accesso alle reti e alle necessità digitali. La ricchezza di un paese passa obbligatoriamente dalla ricchezza civica». Ovviamente l’autore va anche a fondo di una visione della rete bancaria molto allargata: «Anche la spinta legislativa e di vigilanza della Banca d’Italia sembra sottovalutare la necessità, il bisogno, l’esigenza, di avere banche territoriali insieme a quelle più grandi e internazionali: eppure il tessuto economico dell’Italia ancora è fatto prevalentemente di piccole e medie imprese, di artigiani, ditte individuali, famiglie, che devono avere il rapporto fiduciario con la banca territoriale, perché lì sono nate e cresciute e perché, non dimentichiamolo, forniscono la materia prima del risparmio al sistema». Motivazioni che anche Morini e gli altri che stanno cercando di difendere la ex “Banchina” hanno portato sul tavolo delle trattative in corso con la banca Alta Toscana, secondo i battaglieri ex dipendenti, l’unica che ancora ha un impianto territoriale.

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